Questo articolo è stato pubblicato oltre 5 anni fa e potrebbe contenere dati o informazioni relative a fonti/reference dell'epoca, che nel corso degli anni potrebbero essere state riviste/corrette/aggiornate.
In questa gallery scoprirete alcune delle aree urbane che hanno aderito al gruppo C40 e le loro azioni per mitigare gli effetti dei cambiamenti climatici.
Città del Messico, quasi 9 milioni di abitanti ma arriveranno a 23,5 milioni entro il 2030. Le viene attribuito un fattore di rischio di livello estremamente serio per quanto riguarda la diffusione di malattie, e serio relativamente a incendi incontrollati, ondate di calore, esondazioni e alluvioni improvvise (scheda C40).
Hong Kong, poco più di 7 milioni di abitanti, sconta fattori di rischio non grave rispetto al numero di giorni l’anno con temperature estremamente elevate, alle piogge e alle tempeste tropicali. Il governo locale ha pianificato tramite il programma ACT (Accelerate, Collaboration and Technology) di ridurre le emissioni di CO2 del 65-70% entro il 2030 e l’uso di energia del 40% entro il 2025, rispetto al 2005 (scheda C40).
Johannesburg, quasi 5 milioni di abitanti e diversi livelli seri o estremamente seri di rischi connessi al clima. Inondazioni e allagamenti improvvisi, ondate di calore, siccità, numero di giornate di caldo estremo, tempeste e tornado minacciano la capitale sudafricana, che poco sta facendo per proteggersi (scheda C40).
Londra, con 8 milioni e mezzo di abitanti e 511 miliardi di dollari di Pil annuo, la città teme in modo serio la siccità, alluvioni e allagamenti, l’esondazione del fiume, le ondate di calore. Londra mira a ridurre le emissioni di gas serra del 60% rispetto ai livelli del 1990, entro il 2025 (scheda C40).
Rio de Janeiro conta 6 milioni e mezzo di abitanti e si trova in un’area continentale sottoposta a gravi rischi ambientali, classificati tra il livello serio ed estremamente serio. Oltre a piogge torrenziali, onde di calore, alluvioni e allagamenti improvvisi, siccità e numeri elevati di giornate torride, la città teme i forti venti e le inondazioni delle zone costiere (scheda C40).
Melbourne, con 138mila abitanti è relativamente piccola e però esposta a numerosi rischi ambientali di livello estremamente serio: piogge torrenziali, onde di calore, innalzamento del livello dei mari, alluvioni e allagamenti, siccità e numeri elevati di giornate torride (scheda C40).
San Francisco, quasi 900mila abitanti e numerosi rischi climatici e ambientali da affrontare, in diverso grado di gravità. Dalle onde di tempesta (o storm surge) a quelle di calore, e poi alluvioni e allagamenti improvvisi, siccità, numeri elevati di giornate torride, l’innalzamento del livello del mare e le inondazioni delle zone costiere. Ma non solo. La città teme anche la diffusione di agenti patogeni trasportati da acqua e insetti (scheda C40).
Seoul ha più di 10 milioni di residenti in un Paese che dipende al 98% dall’importazione di energia. La capitale è a rischio climatico in vario grado per le ondate di calore, alluvioni e allagamenti improvvisi, siccità, numeri elevati di giornate torride. Inoltre è considerato serio il rischio di diffusione di agenti patogeni trasportati dall’aria e quello di inondazioni dal sottosuolo (scheda C40).
Stoccolma ha poco più di 900mila residenti e rischia di subire l’impatto delle esondazioni fluviali, delle ondate di calore e delle piogge torrenziali (rain storm). Ma soprattutto la città teme l’inquinamento delle sue falde causato dall’acqua salata (scheda C40).
Vancouver è una città relativamente piccola, con circa 600mila abitanti. E, seppure con diversi livelli di gravità, è esposta a quasi tutti i rischi climatici passati in rassegna nelle città precedenti (rain storm, severe wind, heat wave, extreme hot days, drought, flash or surface flood, coastal flood, storm surge, salt water intrusion, vector-borne disease, insect infestation), con l’aggiunta del timore per l’invasione di insetti infestanti ed escluse le esondazioni di origine fluviale e il rischio di diffusione di malattie tramite acqua e aria (scheda C40).
Tra i progetti sostenibili avviati a Vancouver: – è la prima città del Nord America a sviluppare una Renewable City Strategy (RCS) per ricavare il 100% dell’intero fabbisogno energetico della città da fonti rinnovabili entro il 2050. Per raggiungere l’obiettivo, promuove innanzitutto il car sharing con veicoli a energia rinnovabile e la loro adozione da parte dei privati e l’ammodernamento degli edifici esistenti; – il Greenest City Action Plan (GCAP) definisce dal 2011 la direzione generale dello sviluppo cittadino verso la sostenibilità. Per questo incentiva la diffusione dei green jobs e dal 2010 i lavori di progettazione e costruzione in bioedilizia sono aumentati del 50%, mentre i posti di lavoro legati ai “trasporti verdi” sono cresciuti del 19% attraverso infrastrutture per veicoli elettrici locali e l’aumento della domanda di servizi di car sharing. Il GCAP richiede che tutti i nuovi edifici dal 2020 in poi siano a emissioni zero.
Queste considerazioni sono anche alla base della nascita del progetto C40, che ha da poco pubblicato il proprio rapporto 2020. C40 è infatti un’organizzazione planetaria che raccoglie, monitora e stimola ormai quasi 100 tra le grandi aree urbane della Terra all’interno di un impegno comune verso una maggiore sostenibilità. Un contributo di rilievo per orientare le 97 megalopoli inserite in questo network virtuoso, che rappresentano oltre 650 milioni di cittadini e un quarto dell’economia globale (una sproporzione che di per sé induce una riflessione…).
Del resto, l’importanza delle decisioni degli amministratori locali di aree dove vivono, consumano e inquinano milioni di individui è ben chiara anche alle istituzioni internazionali. Le aree urbane – sottolinea The Future Cities delle Nazioni unite – generano circa il 70% delle emissioni globali di gas serra e, allo stesso tempo, sono particolarmente vulnerabili agli impatti del riscaldamento globale.
Per questo «negli ultimi due decenni, l’ambizione della città è aumentata notevolmente per andare oltre gli obiettivi sui cambiamenti climatici dei governi nazionali». Poiché proprio i governi nazionali non stanno contribuendo adeguatamente per raggiungere gli obbiettivi di limitazione delle temperature fissati dai rapporti dell’IPCC e stabiliti nell’Accordo di Parigi sul clima del 2015.
Questo articolo è stato pubblicato oltre 5 anni fa e potrebbe contenere dati o informazioni relative a fonti/reference dell'epoca, che nel corso degli anni potrebbero essere state riviste/corrette/aggiornate.
Sostieni Valori!
Dalla parte dell'etica, del clima, dei diritti e dell'uguaglianza. Come te. Sostienici!
Dalla Colombia un modello per raffrescare naturalmente le metropoli. Milano prende esempio: investimenti su alberi e tetti verdi per spezzare le isole di calore
Per 203 città, il 2018 è stato l’anno più caldo. Lo European Data Journalism Network rivela: molto diversificata la risposta locale ai cambiamenti climatici
Nessun commento finora.