Leonardo, l’assemblea blindata e i nodi su Israele, armi nucleari e F-35
Fondazione Finanza Etica interroga il board di Leonardo su export verso Israele, dividendi nucleari e criticità del programma F-35
Per il settimo anno consecutivo, l’assemblea degli azionisti di Leonardo SpA si svolge a porte chiuse. Una pratica che l’Italia è l’unico Paese in Europa a consentire e che è oggetto di una procedura di infrazione della Commissione europea per violazione dei principi di trasparenza e partecipazione democratica.
È in questo cono d’ombra che Fondazione Finanza Etica, in collaborazione con Rete Italiana Pace e Disarmo e nell’ambito della rete europea Shareholders for Change, ha depositato una serie di quesiti che chiamano il consiglio di amministrazione a rispondere su nodi strategici: il ruolo del gruppo nei conflitti in corso, la produzione di armamenti nucleari, le criticità del programma F-35 evidenziate dalla Corte dei Conti e l’impatto reale delle attività industriali sull’occupazione.
Le domande sui rapporti con Israele dopo il 7 ottobre
Il primo blocco di quesiti riguarda i rapporti con lo Stato di Israele. Fondazione Finanza Etica chiede se Leonardo abbia esportato materiali d’armamento verso Tel Aviv prima dello scoppio del conflitto a Gaza, in particolare nell’ambito del programma F-35. Chiede se le esportazioni siano oggi sospese fino alla fine del conflitto. E se, soprattutto, dopo il 7 ottobre 2023 Leonardo abbia continuato a fornire assistenza tecnica, ricambi, aggiornamenti software, addestramento dei piloti o supporto logistico per i sistemi già in dotazione alle forze israeliane.
Le risposte confermano che Leonardo non esporta materiali d’armamento verso Israele nell’ambito del programma F-35. Ma sui sistemi già venduti, il quadro è diverso. L’azienda ammette che dopo il 7 ottobre 2023, e fino al 2024, «vi sono contratti di fornitura di materiali e servizi in corso di esecuzione, per i quali sono tutt’ora vigenti le licenze di esportazione rilasciate dall’autorità nazionale competente, concesse prima che l’autorità stessa sospendesse il rilascio di nuove autorizzazioni e licenze». La formula «nessuna nuova autorizzazione», dunque, non equivale a «nessuna attività».
Armi nucleari: dividendi Mbda e sottomarini classe Columbia
Il rapporto Investing in the Arms Race, pubblicato il 24 aprile 2026 dalla campagna Don’t Bank on the Bomb, colloca Leonardo tra i produttori di armi nucleari. Il dossier ricostruisce due filoni: da un lato la partecipazione in Mbda, principale contraente per i missili nucleari francesi Asmpa, e la controllata Roxel che produce sistemi di propulsione per missili balistici lanciati da sottomarini. Dall’altro la fornitura, tramite Leonardo Drs, di componenti per la propulsione elettrica integrata dei sottomarini classe Columbia della Marina statunitense.
Fondazione Finanza Etica chiede in che modo i rappresentanti di Leonardo nel consiglio di amministrazione di Mbda siano coinvolti nelle decisioni sulla controllata Roxel e, indipendentemente dalla possibilità di attribuire quote specifiche, quali dividendi Leonardo abbia ricevuto da Mbda negli ultimi due esercizi. Sul nucleare francese, Leonardo si trincera dietro la clausola «French eyes only»: le materie sensibili sono discusse solo dai membri francesi del board Mbda. La risposta all’ultima domanda è numerica e parla da sola: 102 milioni di euro nell’esercizio 2024, 209 milioni nell’esercizio 2025, percepiti tramite la partecipata Amsh BV. Trecento e undici milioni complessivi che Leonardo dichiara di non poter scomporre per singolo prodotto, ma che includono – per ammissione implicita – anche i ricavi della commercializzazione di armi nucleari.
Sui sottomarini classe Columbia della Marina statunitense, piattaforme a propulsione nucleare che imbarcano missili balistici nucleari, Fondazione Finanza Etica chiede a Leonardo di confermare che le componenti vendute siano «fondamentali per il funzionamento del sistema d’arma» e di indicare quanto l’azienda ricavi da quelle vendite. La risposta non conferma e non smentisce: Leonardo Drs «opera come fornitore di tecnologie e capacità su diversi tipi di piattaforme, con tecnologie che hanno la stessa applicabilità a tutti i tipi di piattaforme indipendentemente dal loro utilizzo». Sulla quantificazione, «non si forniscono ulteriori informazioni per ragioni di riservatezza».
F-35, i numeri della Corte dei Conti e il caso Cameri
Il terzo fronte è quello aperto dalla deliberazione 5/2026 della Corte dei Conti depositata il 17 aprile, che certifica per il programma F-35 costi triplicati, ritardi pluriennali, ritorni tecnologici marginali e ridimensionamento delle aspettative industriali. Il programma italiano è passato da 131 a 90 velivoli, comportando un ridimensionamento delle stime occupazionali a una forbice tra 3.500 e 6.400 unità, con un’occupazione effettiva di 3.861 addetti nel 2024.
Fondazione Finanza Etica chiede il dato aggiornato a fine 2025 e una valutazione su qualità contrattuale e prospettive industriali. Leonardo risponde: a fine 2025 la forza lavoro complessivamente dedicata al programma F-35 sul sito di Cameri risultava pari a 1.079 unità, di cui 649 operai e 430 tra impiegati e quadri. A questi si aggiungono poco più di 90 lavoratori con contratto di somministrazione.
Il fascicolo riporta inoltre i numeri del fatturato Jsf: 330 milioni di euro nel 2021, 540 milioni nel 2025. E le importazioni di componenti dai partner internazionali, indispensabili a far funzionare lo stabilimento di Cameri: oltre un miliardo di dollari nel 2025, contro i 555 milioni del 2021. Cifre che la Fondazione aveva chiesto esplicitamente di rendere pubbliche, e che fotografano una dipendenza industriale strutturale.
Sistemi d’arma autonomi: principi dichiarati, policy assente
Sul fronte dei sistemi d’arma autonomi e abilitati da intelligenza artificiale Fondazione domanda se i sistemi siano in grado di svolgere autonomamente l’intero ciclo di ingaggio – rilevamento, identificazione, selezione, attacco, neutralizzazione del bersaglio – senza supervisione umana dopo l’attivazione. Leonardo articola la propria posizione attorno al principio “human-in-the-loop”: l’operatore umano mantiene il controllo sulle funzioni critiche e qualsiasi rilascio di armamento richiede autorizzazione. La risposta dettaglia le fasi del ciclo di ingaggio (rilevamento, identificazione, tracciamento, prioritizzazione, selezione del bersaglio, autorizzazione all’uso della forza) descrivendo il coinvolgimento dell’operatore in ciascuna.
Manca però quello che Fondazione chiedeva esplicitamente: una policy aziendale formale, pubblica e verificabile, che traduca questi principi in vincoli cogenti. Fondazione Finanza Etica accoglie l’apertura sui criteri ma chiede che gli impegni siano resi accessibili a tutti gli stakeholder.
Assemblee a porte chiuse: l’Italia caso unico in Europa
C’è infine la domanda che precede tutte le altre, e che Fondazione Finanza Etica formula esplicitamente: perché Leonardo, «solitamente attenta alla partecipazione degli azionisti e al coinvolgimento di tutti gli stakeholder», ha avallato la pratica delle assemblee a porte chiuse, una worst practice europea dal punto di vista della partecipazione democratica? Perché, nel 2026, non offre nemmeno la possibilità di una partecipazione telematica, come fanno molte imprese europee? La risposta della società si appoggia all’articolo 106 del Decreto Legge 18/2020 – la norma emergenziale del Covid, prorogata anno dopo anno – e all’argomento tecnico: i sistemi di comunicazione in tempo reale a due vie non possono «ad oggi essere garantiti senza il rischio che problematiche di natura tecnica possano inficiare il regolare svolgimento dell’Assemblea».
«Come azionisti critici, riteniamo che la creazione di valore per gli stakeholder non possa prescindere da una rigorosa human rights due diligence», dichiara Simone Siliani, direttore di Fondazione Finanza Etica. «Chiediamo a Leonardo di uscire dall’opacità, specialmente per quanto riguarda il coinvolgimento indiretto in conflitti che colpiscono duramente la popolazione civile o con regimi che violano sostanzialmente i diritti umani».
L’azione legale dal basso contro i contratti con Israele
Parallelamente all’iniziativa degli azionisti critici, otto organizzazioni della società civile – A Buon Diritto, Acli, Arci, AssoPacePalestina, Attac Italia, Pax Christi, Un Ponte Per e Fondazione Hind Rajab – hanno avviato sulla piattaforma Produzioni dal Basso una campagna di raccolta fondi per sostenere un’azione legale contro Leonardo SpA e lo Stato italiano. L’obiettivo è contestare la legittimità dei contratti di collaborazione e fornitura militare con Israele alla luce del rischio di impiego in violazione del diritto internazionale umanitario.
L’assemblea del 7 maggio si tiene, come da sette anni a questa parte, senza azionisti in sala. Le risposte sono già state messe nero su bianco. Quello che manca è il dibattito.




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