Prosecco: i pesticidi e il prezzo nascosto di un’eccellenza italiana

Duemila persone hanno marciato tra le colline del Prosecco contro i pesticidi. La produzione record ha pesanti impatti sul territorio

I vigneti di Prosecco vicino a Farra di Soligo, in Veneto © StevanZZ/iStockPhoto

Da Cison di Valmarino all’Abbazia di Follina, domenica 10 maggio le colline del Prosecco hanno visto circa duemila persone manifestare per la decima edizione della Marcia Stop Pesticidi. Ormai è un appuntamento fisso per le comunità che, ogni anno, si riuniscono per protestare e chiedere il diritto a un’agricoltura libera da veleni. E che riguarda innanzitutto la produzione di Prosecco.

L’utilizzo di sostanze più o meno pericolose nella coltivazione delle viti che danno vita a una delle eccellenze italiane è un dato storico. Così come l’opposizione di chi si preoccupa degli impatti sanitari e ambientali. Le testimonianze raccontano di sostanze irrorate in larga parte dell’anno, senza alcuna attenzione ai centri abitati o ai luoghi di ritrovo.

Il manifesto della marcia chiede l’attivazione di un cuscinetto di almeno 50 metri per proteggere residenti, scuole e aree sensibili. La rete Stop Pesticidi chiede anche il divieto totale dell’utilizzo di glifosato, l’erbicida più famoso al mondo, al centro di numerose discussioni circa la sua tossicità e classificato dall’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro dell’Organizzazione mondiale della sanità come probabilmente cancerogeno per l’uomo.

Il trionfo della monocoltura intensiva di vigneti per il Prosecco

Nel 2025 il Prosecco Doc ha raggiunto il record storico di 667 milioni di bottiglie prodotte. Le bollicine italiane si confermano così lo spumante più venduto al mondo, con un giro d’affari di 3,6 miliardi di euro. Per assecondare una domanda globale che pare inesauribile, a fine 2025 Veneto e Friuli-Venezia Giulia hanno autorizzato l’assegnazione di 6.050 nuovi ettari di vigneto. È il trionfo di una monocoltura intensiva: oggi ormai predomina un’unica varietà, un vitigno a bacca bianca che si chiama Glera e che occupa più di 30.500 ettari di terreno.

I vigneti compromettono la biodiversità e impoveriscono il suolo

A rovinare la festa, però, ci sono le conseguenze di quest’aumento di produzione sul territorio. Che sono state elencate sul parco di Follina a fine manifestazione. La Lega italiana protezione uccelli (Lipu) ha raccontato che, tra il 2000 e il 2025, l’avifauna agricola è crollata del 33%, con punte drammatiche del 50% nelle pianure alluvionali. La crescita della produzione e l’aumento della tendenza alla monocoltura stanno svuotando le campagne e colpendo la biodiversità. In poco più di vent’anni sono sparite specie simbolo del territorio, come il torcicollo, un piccolo uccello della famiglia dei picchi.

Il suolo sta letteralmente scomparendo: uno studio dell’Università di Padova evidenzia come la viticoltura intensiva per il Prosecco sia responsabile del 74% dell’erosione totale del terreno nella Marca Trevigiana. A Vittorio Veneto, colline patrimonio Unesco sono state sbancate e i corsi d’acqua deviati per far posto a nuovi impianti.

Le colline e le pianure del Nordest si sono trasformate in una scacchiera verde uniforme. Paesaggio suggestivo, ma con fragilità allarmanti. Mentre continuano a scomparire siepi, boschi e prati stabili, crescono a dismisura i filari e il paesaggio si desertifica. Il problema non è solo – e già basterebbe per preoccuparsi – la perdita di biodiversità, ma anche l’erosione del suolo. Per agevolare la meccanizzazione della produzione, le tradizionali “rive” (i ripidi ciglioni di erba) vengono cancellate da sbancamenti profondi metri, così da permettere il passaggio agevole dei trattori e la vendemmia meccanica. Così facendo, però, si priva la terra dei suoi anticorpi naturali e si rende l’area più vulnerabile agli effetti della crisi climatica, sacrificandone la stabilità idrogeologica.

Per coltivare le colline del Prosecco si consumano quantità massicce di pesticidi

Oltre agli impatti sul territorio, ci sono quelli sulle persone che il Prosecco lo bevono. Un test condotto da Il Salvagente su 15 grandi marche ha rivelato tracce elevate di Tfa (acido trifluoroacetico), un “inquinante eterno” figlio della degradazione di alcuni pesticidi fluorurati. Come gli altri composti della sua famiglia, il Tfa è praticamente indistruttibile. Non si degrada né nell’ambiente né nell’organismo umano, si accumula nell’acqua potabile e nella catena alimentare. Ricerche recenti lo associano a effetti tossici simili a quelli di altri Pfas meglio studiati.

Sciogliere il nodo della dipendenza dai pesticidi è sempre più urgente. Nella provincia di Treviso le vendite toccano i 12 kg per ettaro, più del doppio della media nazionale. Arpa FVG nel 2025 ha esteso il monitoraggio delle sostanze cercate e che hanno raggiunto le falde profonde: oggi sono 525. Gli acquiferi sono ormai popolati da metaboliti, le molecole che si formano con la trasformazione o la degradazione dei prodotti fitosanitari attraverso processi chimici o metabolici.

Una reale transizione ecologica supera il modello della monocoltura

Quanto accade nelle colline del Prosecco è il ritratto di un modello produttivo che ha esaurito la sua pace sociale. Record di bottiglie, milioni di fatturato e premi internazionali non riescono più a nascondere l’inquinamento delle falde acquifere, il dissesto idrogeologico e la perdita di biodiversità. L’”eccellenza italiana” deve fare i conti con queste esternalità. Una reale transizione ecologica, che non sia solo greenwashing, dovrebbe anzi partire da questi dati. E mettere in discussione la monocoltura, non soltanto per la produzione del Prosecco: così facendo sarebbe possibile ridurre l’utilizzo di pesticidi e tutelare la biodiversità.

Il Prosecco si è costruito un’immagine internazionale che va oltre quella di un semplice spumante. Parte della sua fortuna sta anche nel paesaggio da cui nasce, nella fiducia di chi lo beve. Tutto questo non può ignorare le esigenze di chi quel territorio lo abita, e chiede processi produttivi che ne rispettino la specificità e che garantiscano il diritto alla salute umana e ambientale.

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