Supermercati UK: salvate le banane “difettose”

Rivoluzione culturale e lotta allo spreco alimentare passano dagli scaffali dei supermercati britannici, dove si fa più spazio a frutta e verdura buona, seppure con ...

Banane con qualche difetto. CC0 Public Domain da Pixabay.com
Frutta varia: mele, per e banane. CC0 Public Domain da Pixabay.com

Rivoluzione culturale e lotta allo spreco alimentare passano dagli scaffali dei supermercati britannici, dove si fa più spazio a frutta e verdura buona, seppure con qualche difetto estetico.

Non solo frutta e verdura belle da vedere – e talvolta deludente alle aspettative del palato -, quindi,  ma la decisione dei supermercati del Regno Unito ad aumentare le vendite di prodotti “imperfetti”: a fare da apripista – secondo quanto riporta BBC online – la catena della grande distribuzione Sainsbury con una campagna per incoraggiare il consumo di banane difettose, mentre un altro protagonista del settore, Morrisons, propone una gamma di prodotti cosiddetti “wonky” (in italiano potrebbe tradursi con “sbilenco”) che include gli avocado a prezzo più favorevole. Ma una maggior cura per la vendita di prodotti freschi “imperfetti” starebbe riguardando anche Waitrose, Tesco e Asda.

Un problema, quello degli sprechi, già dibattuto nel Regno unito, e ben presente all’agenzia governativa che si occupa di economia circolare, la Wrap, per la quale ben 1,4 milioni di banane sono gettate via ogni giorno per la sola colpa di presentare lievi ammaccature o macchie nere sulla buccia, incrementando così il valore e le spese giornaliere per i rifiuti.

Sainsbury si propone di dimezzare la quantità di cibo che ogni famiglia spreca ogni anno, e che corrisponderebbe a circa 700 sterline, e ha coinvolto 500 negozi nella sua campagna di salvataggio delle banane, suggerendone il reimpiego per produrre pane alla banana o muffin.

Questa e altre iniziative potranno forse contribuire a una definitiva inversione di tendenza rispetto ad anni di politiche della GDO improntate su severi standard estetici, che costringevano gli agricoltori a buttare via quintali di alimenti freschi perfettamente commestibili, perché rifiutati da una clientela “mal educata”.