Ambiente

Clima: meno di 100$ per salvare l’Accordo di Parigi

Appello accorato del programma delle Nazioni unite per l'ambiente a governi e attori non statali per misure urgenti contro i cambiamenti climatici.

Di Corrado Fontana
Eventi climatici estremi e cambiamenti climatici. Desertificazione e surriscaldamento globale. CC0 Creative Commons da Pixabay.com
Cambiamenti climatici e eventi atmosferici estremi, un fulmine. CC0 Creative Commons da Pixabay.com

La sirena dell’ultima chiamata per salvare il Pianeta da un peggioramento irreversibile causato dai cambiamenti climatici arriva oggi dall’UNEP. In una nota accorata il Programma delle Nazioni unite per l’ambiente chiede  ai governi e agli attori non statali di adottare misure urgenti per raggiungere gli obiettivi dell’Accordo di Parigi sul clima.

Un accordo che, precisa UNEP, copre già solo un terzo di quanto sarebbe necessario per mantenere sotto i 2 °C il riscaldamento globale ed evitare i peggiori impatti sul clima. E basterebbe l’adozione di nuove tecnologie nei settori chiave, con investimenti inferiori a 100 dollari per tonnellata di CO2 per ridurre le emissioni climalteranti fino a 36 miliardi di tonnellate l’anno entro il 2030, una quota più che sufficiente a colmare quei “due terzi del problema” che l’Accordo non risolve.

Sono queste alcune delle valutazioni emerse dal’ottava edizione dell’UN Environment’s Emissions Gap report, la relazione sullo stato delle emissioni di gas serra rilasciata in vista della prossima Conferenza ONU sui cambiamenti climatici in programma a Bonn. Un documento che presenta anche soluzioni pratiche per ridurre le emissioni, basate sulle opzioni esistenti in materia di agricoltura, edilizia, produzione e consumo dell’energia, silvicoltura, industria e trasporti.

La nota di UNEP giunge a pochi mesi dalle decisioni dell’America di Donald Trump di non osservare il proprio impegno seguito a Cop21 e il giorno dopo che l’Organizzazione meteorologica mondiale (Wmo) ha reso noto che il livello della CO2 nell’aria è passato dai 400 ppm (parti per milione) del 2015 ai 403,3 ppm dell’anno successivo, toccando un nuovo record che – si sa già – sarà superato nel 2017. Un andamento che, salvo profonde inversioni di rotta, porterà all’aumento della temperatura di almeno 3 °C entro il 2100.

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