Il cibo sano e sostenibile è un diritto: la mobilitazione europea per garantirlo a tutti

L'Ice Good Food per All considera il cibo come diritto umano e ne chiede l'accesso universale. Si può firmare fino al 7 gennaio 2027

© Good Food for All

L’8,5% della popolazione europea non può permettersi un pasto proteico ogni due giorni. Pur vivendo in una delle regioni più ricche del Pianeta, più di 93 milioni di abitanti dell’Unione sono a rischio di povertà o esclusione sociale. L’inflazione e il rincaro dei beni essenziali da un lato, la contrazione dei salari dall’altro, stanno scavando voragini nei bilanci familiari. La prima voce su cui si taglia, in questi casi, diventa il cibo: tre famiglie su dieci dichiarano di aver ridotto la qualità o la quantità degli alimenti acquistati.

In questo quadro sconfortante è nata l’Iniziativa dei cittadini europei (Ice) Good Food for All, che mira a superare la logica del cibo come merce e affermare invece l’idea che l’accesso a un’alimentazione sana, giusta e sostenibile è un diritto umano fondamentale. Promossa da una vasta coalizione, l’iniziativa si propone di raccogliere un milione di firme entro il 7 gennaio 2027.

I dati sulla povertà alimentare in Europa e in Italia

I dati Eurostat certificano che l’8,5% della popolazione comunitaria non può consumare un pasto a base di carne, pesce o equivalenti vegetariani ogni due giorni. Uscendo dalle percentuali, il fenomeno riguarda 38 milioni di persone. Le cittadine e i cittadini europei a rischio di esclusione sociale sono 93 milioni, dei quali 19 milioni di bambine e bambini che soffrono di insicurezza alimentare.

In Italia la situazione è peggiore e in peggioramento. La popolazione che non può permettersi un pasto proteico ogni due giorni è il 9,9%, a fronte dell’8,4% dell’anno precedente. Si tratta in questo caso di 6 milioni di persone. La quota sale al 16,8% delle persone a rischio di povertà ma la deprivazione va oltre l’indigenza economica. L’indice Dams (Deprivazione alimentare, materiale e sociale) rileva che quasi sei milioni di persone soffrono di privazioni legate all’alimentazione: circa il 60% di queste però non è in povertà monetaria. Sono l’aumento dei prezzi e il lavoro povero a colpire anche le famiglie con redditi medi.

Quello italiano non è un dato omogeneo. Persistono, come sempre nel nostro Paese, forti squilibri territoriali e generazionali. Le incidenze più alte di povertà alimentare sono al Sud e nelle Isole, con il 27% della popolazione sarda, il 24% di quella molisana e il 22% di quella calabrese. Il fenomeno però riguarda anche il Nord, con più di 700mila persone colpite nella sola Lombardia. Sono più in difficoltà i giovani: più di 430 milioni di minori sotto i 16 anni (5,6%) vivono in insicurezza alimentare specifica. Quasi un under 35 che vive da solo su 5, inoltre, non può permettersi pasti adeguati.

Uno strumento di democrazia partecipativa per sancire il cibo come diritto umano

Oggi nessun Paese dell’Unione tutela esplicitamente il diritto al cibo a livello costituzionale. Tutte le carenze sono delegate alle reti caritative e alle organizzazioni della società civile. In questo quadro è germogliata l’idea dell’Iniziativa dei cittadini europei Good Food for All. A promuoverla una vasta coalizione della società civile composta da realtà sociali, religiose, agricole e ambientaliste tra cui Caritas italiana, Schola Campesina, Ripess e Compassion in World Farming.

L’Ice è uno strumento di democrazia partecipativa, previsto dai trattati comunitari, che permette di vincolare la Commissione europea a presentare una proposta di legge su un tema, se si raccoglie almeno un milione di firme valide in almeno 7 Stati membri. La scadenza per questa specifica proposta è il 7 gennaio 2027.

16 proposte per rifondare i sistemi alimentari

L’iniziativa Good Food for All affronta in maniera sistemica la filiera agroalimentare attraverso sedici proposte, articolate su tre pilastri. Il primo è la governance democratica e il contrasto alla finanza speculativa. Si chiede infatti al Consiglio di sancire il diritto al cibo nel quadro giuridico comunitario; di istituire un Consiglio alimentare dell’Unione europea e di riformare la direttiva MiFID II, in modo da vietare la speculazione sulle materie prime agricole e istituzionalizzare l’idea che i prodotti alimentari non sono semplici merci.

Il secondo pilastro guarda alla transizione ecologica e alla sovranità sementiera. L’Ice chiede che la futura Politica agricola comune sia a favore dell’agroecologia, del biologico e dei piccoli contadini. La proposta ambisce inoltre a tutelare i sistemi sementieri tradizionali, regolamentare rigorosamente le nuove tecniche genomiche e vietare l’esportazione verso Paesi terzi di pesticidi e fertilizzanti vietati in Europa.

Infine un asse è dedicato alla giustizia sociale e al consumo sano. L’iniziativa propone accesso universale e gratuito alle mense scolastiche per tutte le bambine e i bambini delle scuole pubbliche, individuando la mensa come strumento chiave contro la povertà alimentare ed educativa. A questo si affianca la prevenzione dello spreco lungo la filiera, il sostegno al consumo di frutta e verdura, la regolamentazione della pubblicità per i cibi ultra-processati e un’etichettatura nutrizionale trasparente e armonizzata.

Fame e povertà alimentare sono il frutto di scelte politiche

La raccolta firme al momento conta circa 90mila adesioni. Nei prossimi quasi quattro mesi, occorrerà dunque dare maggiore slancio e spazio pubblico alla proposta. L’iniziativa è in grado di rispondere ai principali limiti del nostro sistema alimentare. E di affermare il principio per cui il cibo è un diritto umano e va trattato come tale.

Gli interventi elencati e i risultati attesi, del resto, indicano in maniera abbastanza chiara che fame e malnutrizione, in Europa come in Italia, sono il prodotto di precise scelte economiche e politiche. E che, come tali, possono essere ribaltate. In nome della salute delle persone, in una prospettiva One Health. Della giustizia sociale, tutelando la dignità di chi lavora nelle filiere agroalimentari. In nome del Pianeta, salvaguardando l’ambiente.

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