Parte 19
Ambiente

Dall’edilizia il 39% delle emissioni di CO2 nel mondo. Ma ridurle è possibile

I passi avanti compiuti finora sono troppo pochi. Il patrimonio edilizio mondiale raddoppierà entro il 2060. Bisogna ristrutturare l'esistente e progettare edifici passivi

Di Rosy Battaglia
Un immagine dal sito di Advancing Net Zero, un progetto internazionale per promuovere la costruzione di edifici a emissioni zero entro il 2050

Continuare a costruire ai ritmi e con le attuali tecnologie fa male al Pianeta e al clima. Secondo il rapporto della Global Alliance for Buildings and Construction presentato alla COP25 di Madrid, edifici, abitazioni e settore dell’edilizia sono responsabili del 39% di tutte le emissioni globali di anidride carbonica nel mondo. E pesano per il 36% dell’intero consumo energetico globale, per il 50% delle estrazioni di materie prime e per il consumo di un terzo dell’acqua potabile.

Decarbonizzazione le case si può

Ma decarbonizzare l’edilizia si può. Lo sostiene il World Green Building Council, organismo volontario internazionale dei costruttori in bioedilizia, che nel rapporto «Bringing embodied carbon upfront»  ha dimostrato, con dati ed esempi alla mano, come il settore delle costruzioni può dare il suo contributo per accelerare la decarbonizzazione e sviluppare soluzioni alternative a basse emissioni di CO2 e arrivare entro il 2050 ad emissioni zero.

Il patrimonio edilizio mondiale raddoppierà entro il 2060

Le costruzioni non sono solo «consumatrici» di suolo. Abitazioni e capannoni producono l’11% delle emissioni globali di CO2 già dei processi di costruzione e durante l’intero ciclo di vita dell’edificio. Il resto arriva dallo loro gestione, dall’energia utilizzata per riscaldare, raffreddare e illuminare. Affrontare le emissioni nella fase iniziale (pre-uso) degli edifici è, quindi, cruciale, dicono gli esperti del World Green Building Council per combattere il cambiamento climatico, poiché si prevede che con le nuove costruzioni il patrimonio edilizio mondiale raddoppierà entro il 2060.

Ristrutturare l’esistente e costruire in modo circolare

Da qui la necessità di compiere un’azione coordinata, non lasciata alle singole iniziative, da parte di tutto il settore, per cambiare drasticamente il modo in cui gli edifici sono progettati, costruiti, usati e decostruiti. Per fare questo servono obiettivi di riduzione volontaria dall’industria e l’introduzione di nuove leggi a livello locale e nazionali.

Ma, anche, il massimo utilizzo di risorse esistenti, promuovendo la ristrutturazione, anziché la demolizione. E la ricerca di nuovi modelli commerciali circolari che riducano la dipendenza da materie prime ad alta intensità di CO2. In Italia, ad esempio, il contributo a questo disegno potrebbe arrivare dall’approvazione della legge contro il consumo di suolo, che sostiene il riuso e il recupero degli edifici.

Edifici a zero emissioni entro il 2050

Primo step nel 2030. Secondo il World Green Building Council, tra dieci anni tutti i nuovi edifici, le infrastrutture e le ristrutturazioni dovranno avere almeno il 40% in meno di carbonio inglobato. È stata poi lanciata una call to action internazionale, Advancing Net Zero, che vede tra gli attori l’European Climate Foundation, Children’s Investment Fund Foundation, C40 Cities e Ramboll, per portare, entro il 2050 abitazioni, edifici, infrastrutture e ristrutturazioni, incluso il patrimonio edilizio esistente, a zero emissioni.

Le best practices ci sono già nel Nord Europa

Proposte che non sono futuribili. Per dare il via alla collaborazione tra i vari attori economici e politici, World Green Building Council porta l’esempio delle tabelle di marcia nazionali e settoriali, come quelle prodotte in Finlandia, Norvegia e Svezia. Alcune città hanno già iniziato a utilizzare i criteri del costruire a zero emissioni. A Oslo, in Norvegia, i cantieri sono alimentati solo da energie rinnovabili.  La città di Vancouver, in Canada, ha imposto che la CO2 incorporata venga ridotta del 40% nei nuovi edifici entro il 2030. Iniziativa che fa parte del programma cittadino contro le  emergenze climatiche.

Altre aziende sono impegnate in  strategie di decarbonizzazione individuali o nazionali. Ad esempio, Skanska, gruppo di sviluppo e costruzione svedese, sta lavorando per consentire ai progetti di essere valutati sull’impatto dell’intero ciclo di vita.  Così come Heidelberg Cement,  che ha stabilito l’obiettivo di produrre cemento a emissioni zero entro il 2050 e di ridurre del 30% l’impronta di carbonio dell’azienda entro il 2030,  rispetto ai valori del 1990, con una strategia certificata.

Pochi passi avanti: emissioni e consumo di energia in aumento

Secondo la Global Alliance for Buildings and Construction, nel rapporto stilato con l’International Energy Agency (IEA) e coordinato dal Programma ambientale dell’Onu (UNEP – UN Environment Programme), anche i governi devono intervenire sui processi di industriali e di politica dei consumi, per contenere il surriscaldamento del Pianeta.

A oggi, senza alcuna iniziativa, la domanda di energia nel settore costruzioni potrebbe aumentare del 50% entro il 2060, con le conseguenti ricadute sul clima.

Qualcosa è stato fatto, certo: dai miglioramenti dell’efficienza energetica, nel riscaldamento, nell’illuminazione e nella preparazione dei cibi, sottolineano gli esperti. Troppo poco, però.

Ci sono nuovi sistemi di illuminazione più efficienti come i LED. Il miglioramento nei serramenti e nei sistemi di isolamento. Un aumento di oltre il 20% nell’uso delle energie rinnovabili per alimentare gli edifici dal 2010. È diminuito l’uso di energia per il riscaldamento.

Eppure il consumo di suolo è cresciuto in tutto il mondo: del 23% dal 2010 e del 3% dal 2017. Così come  il consumo di energia negli edifici, globalmente, è cresciuto del 7% dal 2010 e dell’1% dal 2017.

Raffreddare le case inquina 

Sempre secondo il Global Status Report for Buildings and Construction, l’aumento della pratica del condizionamento dell’aria, a causa del surriscaldamento globale, si è più che triplicato dal 2010 ed è cresciuta del 3% dal 2017.  I condizionatori d’aria utilizzano elettricità, principalmente generata da combustibili fossili, ma hanno un duplice effetto, poiché in genere usano anche sostanze chimiche refrigeranti (come CFC e HCFC), potenti gas serra se rilasciati nell’ambiente.

In prospettiva, in vista della più alta crescita di nuovi edifici, già in atto nei Paesi in via di sviluppo, gli esperti sottolineano anche l’importanza di progettare solo edifici passivi, con sistemi di raffreddamento naturali, come le foreste urbane, tetti verdi e facciate che, in primo luogo, riducono la necessità di sistemi di raffreddamento elettrici.

Serve un mondo a emissioni zero

«Siamo di fronte a due realtà fondamentali. Nel corso dei prossimi 30 anni, la popolazione globale crescerà probabilmente di due miliardi, il che richiederà più case e costruzioni. Allo stesso tempo, le nazioni devono creare un mondo a emissioni zero se vogliamo evitare pericolosi cambiamenti climatici-  ha dichiarato Inger Andersen, direttore esecutivo di UNEP,  il programma sull’ambiente delle Nazioni Unite.

Attualmente stiamo andando nella direzione opposta, ha denunciato Fatih Birol, direttore dell’International Energy Agency: «La nostra analisi mostra che il ritmo del miglioramento dell’efficienza energetica nelle costruzioni è rallentato all’1,2% dal 2017 al 2018, mentre abbiamo bisogno di un tasso di miglioramento del 3% per raggiungere gli obiettivi di sviluppo sostenibile.

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