La giustizia pistolera di Trump si scaglia contro la Corte penale internazionale
Gli Stati Uniti hanno annunciato sanzioni contro la Corte penale internazionale: ora l'Europa difenda la giustizia e noi cittadini
Il premio Nobel per la pace all’ex giudice sudafricana Navanethem “Navi” Pillay, premiata a 85 anni per aver presieduto la commissione d’inchiesta indipendente delle Nazioni Unite che ha portato all’accusa contro Israele di aver commesso un genocidio nella Striscia di Gaza, ha suscitato la reazione immediata dell’amministrazione di Washington. Scomposta, antidemocratica e dai toni fascistoidi.
Il governo, sempre più autoritario, di Donald Trump, ha annunciato infatti sanzioni contro la Corte penale internazionale (Cpi). Ufficialmente con la scusa di dover «difendere la sovranità americana e i suoi cittadini dalla minaccia che rappresenta l’istituzione».
I precedenti: Francesca Albanese, Nicolas Guillou, Autistici/Inventati
Se c’è qualcuno che dovrebbe adoperarsi per difendere la propria sovranità, in realtà, è indiscutibilmente l’Europa. Che ha però sorvolato su casi analoghi di persone e soggetti sottoposti a sanzioni come la relatrice speciale delle Nazioni Unite per i territori palestinesi occupati Francesca Albanese come il giudice della stessa Cpi Nicolas Guillou, come il collettivo italiano Autistici/Inventati o ancora l’associazione tedesca Rote Hilfe. Accomunati da un denominatore comune: risultare indigesti al presidente più estremista che abbia mai guidato gli Stati Uniti d’America.
I tratti della vicenda sono ormai noti: la nostra testata li ha spiegati a più riprese. Per chi avesse mancato le puntate precedenti, la situazione può essere riassunta in questo modo: il governo degli Stati Uniti ha di fatto la possibilità di porre sotto sanzioni chiunque desideri, imponendo a tutte le aziende americane di non fornire loro alcun tipo di servizio. Dal momento che la maggior parte di quelli digitali e finanziari è in mano proprio agli Usa, ciò si traduce in un isolamento pressoché totale: impossibilità di poter aprire o mantenere un conto corrente presso qualunque banca occidentale, di utilizzare moltissimi servizi di pagamento digitali, o ancora carte di credito Visa, Mastercard o American Express.
La Cpi: «Attacco allo Stato di diritto, la storia giudicherà»
E chiunque violi le decisioni di Washington – benché esse siano di fatto arbitrarie e autoritarie – rischia a sua volta di incorre in “sanzioni secondarie”, ovvero di non poter più proseguire le proprie attività, che siano esse bancarie, finanziarie o informatiche.
La Corte ha risposto duramente all’annuncio di Trump, parlando di «un attacco allo Stato di diritto e i fondamenti stessi dell’ordine giuridico internazionale, che pone in pericolo il principio fondamentale secondo il quale nessuno è al di sopra della legge». La storia, ha aggiunto la Cpi, «giudicherà questo momento».
Trump aveva da parte sua parlato di decisione «vergognosa», facendo riferimento al conferimento del Nobel a Pillay (e probabilmente consumandosi dalla rabbia per il fatto che quel premio a lui non lo darà mai nessuno). Il segretario di Stato Marco Rubio ha fatto riferimento alla Corte penale internazionale parlando di «tribunale canaglia».
Le istituzioni europee rispondano concretamente, non solo a parole
Un silenzio surreale è quello che è arrivato invece fin qui dalla Commissione europea. Benché le vicende di Albanese, Guillou e degli altri soggetti sottoposti a sanzioni evidentemente di natura politica, sulla base di una giustizia parallela inaccettabile, gridassero vendetta, l’organismo esecutivo di Bruxelles ha preferito finora un profilo bassissimo (o forse dovremmo dire strisciante).
Di fronte, ad esempio, alla proposta di tentare il ricorso allo Statuto di blocco proprio per difendere la Cpi, la Commissione guidata da Ursula von der Leyen ha affermato di preferire «la via diplomatica». Che evidentemente, però, con un cowboy come Trump non funziona.
C’è da sperare che almeno adesso, una volta imposte sanzioni a un intero organismo giuridico internazionale, si trovi il coraggio di alzare la voce. Di gridare allo scandalo. Di difendere la Cpi con tutti i mezzi legali a disposizione e, con essa, tutti noi cittadini. C’è da sperare che il governo italiano di Giorgia Meloni e tutti i Paesi membri dell’Ue, che riconoscono la Corte, mostrino il rispetto minimo che si deve al diritto internazionale. In caso contrario, certificherebbero che l’asservimento agli Stati Uniti è per loro più importante perfino della giustizia.



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