Ambiente

«La Germania chiese test CO2 più “morbidi”»

La Germania, paese d’origine del costruttore di auto Volkswagen al centro dello scandalo planetario sui dati truccati delle emissioni inquinanti, ha esercitato pressioni sull’...

Di Andrea Barolini

La Germania, paese d’origine del costruttore di auto Volkswagen al centro dello scandalo planetario sui dati truccati delle emissioni inquinanti, ha esercitato pressioni sull’Unione europea, affinché fossero mantenuti dei test considerati inefficaci. A rivelarlo è l’agenzia AFP, che cita una serie di documenti che ha potuto consultare, che vengono etichettati come una vera e propria attività di lobbying.

 

In uno di questi – di cui ha parlato anche il quotidiano britannico The Guardian – è in qualche modo riassunta la posizione tedesca: a quanto pare Berlino avrebbe domandato ai regolatori comunitari di mantenere alcune “falle” presenti nei test di certificazione, al fine di poter pubblicare dei risultati in termini di emissioni di CO2 interiori rispetto alla realtà.

 

Bandiera Germania Ue
@Magnus Manske/Wikimedia Commons

 

Il documento tecnico è datato maggio 2015, e fa riferimento appunto alle emissioni di biossido di carbonio, e non quelle di ossido di azoto, che hanno scatenato l’affaire-Volkswagen. Anche Francia e Regno Unito si sarebbero allineate alla posizione della Germania. Quest’ultima, prosegue l’AFP, avrebbe anche domandato l’introduzione di “eccezioni” più corpose rispetto a quelle concesse da Bruxelles, tra cui il permesso di effettuare i test su tracciati in discesa.

 

«Questa attività di lobbying rivela l’ipocrisia da parte dei tre più grandi Paesi europei, che ora esigono inchieste sulla truffa Volkswagen», ha commentato Greg Archer, della Ong Transport&Environment.

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