Parte 4

Lavinas: «Attenzione. Il basic income può essere un favore alla finanza speculativa»

L'economista brasiliana lancia l'allarme: in assenza di adeguate riforme fiscali e del welfare, il reddito minimo finisce per amplificare la dipendenza dei cittadini dalla finanza

Di Andrea Di Stefano
Lena Lavinas è professore di Economia del Welfare all'università federale di Rio de Janeiro

da TAMPERE (Finlandia) / “Non tutto è oro quello che luccica”. Il William Shakespeare del Mercante di Venezia si adatta perfettamente agli interrogativi e alle domande che sono state portate al 18esimo congresso della Rete Mondiale per il reddito di cittadinanza dall’economista brasiliana, Lena Lavinas.

Un mezzo per l’emancipazione. Oppure no?

Profilo molto interessante del panorama della ricerca economica perché  Lavinas studia da decenni le implicazioni del capitalismo finanziario nello sviluppo delle politiche sociali e ha appena pubblicato un libro per la Palgrave Macmillan dal titolo eloquente: The Takeover of Social Policy by Financialization.The Brazilian Paradox  (L’acquisizione delle politiche sociali da parte della finanza. Il paradosso brasiliano).

Lena Lavinas The Takeover of Social Policy by Financialization.The Brazilian Paradox

«È innegabile – spiega l’economista a Valori – che il tema del reddito di cittadinanza abbia acquisito ampi e crescenti consensi in tutto il mondo. Anche per questo motivo ritengo indispensabile sottolineare che dal mio punto di vista il basic income è e deve essere uno strumento per l’emancipazione: dalla logica del mercato e della finanza, dalla schiavitù e dal ricatto sociale. Il fatto che, da destra e da sinistra, il reddito universale incondizionato stia raccogliendo così ampie convergenze è indubbiamente un fatto positivo perché ci permette di affrontare delle sfide veramente complesse: la disoccupazione tecnologica, il lavoro precario e sottopagato, un welfare inefficiente, burocratizzato e spesso corrotto, la povertà estrema».

Professoressa Lavinas, quali sono i rischi che si manifestano oggi, con il crescere dell’interesse per il reddito di cittadinanza universale?

Essenzialmente uno, che è strutturalmente riconducibile alla fase storica della finanziarizzazione capitalistica: il denaro del basic income rischia di diventare altro capitale al servizio della finanza. Devo obbligatoriamente fare una premessa:

«nel 1990 gli asset della finanza ammontavano a 150 trilioni di dollari, la metà del Pil mondiale. Nel 2015 siamo arrivati 500 trilioni di dollari, cioè 400% rispetto al Pil. Qualsiasi trasferimento monetario incondizionato deve fare i conti con questa realtà».

In caso contrario, si correre il rischio che uno strumento per la libertà e l’autonomia possa trasformarsi in un nuovo business per la finanza.

Quindi anche il reddito di cittadinanza è un asset finanziario?

In un certo senso, sì. Il capitalismo finanziario negli ultimi vent’anni ha dettato le regole per determinare il prezzo di qualsiasi bene mettendo in secondo piano anche il capitalismo industriale. Oggi il prezzo di una commodity agricola o energetica non è condizionato dalle leggi della domanda e dell’offerta del bene fisico ma è una variabile del sistema finanziario che opera sulle commodities: future, etf, swap. Una porzione crescente del benessere degli individui è condizionata dal profilo di rischio finanziario: proprietà immobiliare, pensioni, assicurazioni sanitarie sono variabili del sistema finanziario perché lo stato ha abdicato al suo ruolo.

Questo è particolarmente evidente nei Paesi senza o con minime politiche di welfare?

Questo è un fenomeno che ho studiato molto partendo dal caso brasiliano: politiche sociali assolutamente condivisibili, come la Bolsa familia, non essendo accompagnate da riforme strutturali del sistema fiscale e del welfare, rischiano di amplificare la dipendenza totale dei cittadini dalla finanza.

«Il basic income viene così destinato a ripagare debiti, a comprare un assicurazione sanitaria privata, a sottoscrivere un piano pensionistico perché so che comunque il sistema non mi garantisce il futuro».

E questa dinamica non riguarda solo i paesi poveri perché anche nel welfare scandinavo si intravedono proposte che si muovono sulla stessa linea: dato che sei destinatario di un reddito non hai bisogno di altre protezioni sociali (penso soprattutto alla casa) e quindi puoi anche acquistarla sul mercato.

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