Effetto coronavirus. Così il biotech sfonda in Borsa

Investimenti da record e successo del comparto azionario. In attesa del vaccino il biotech vive un momento d’oro. Wall Street epicentro del boom

Nel 2020 le operazioni di apporto di capitale nel comparto biotecnologie hanno superato gli 81 miliardi di dollari. Foto: Richard Eldridge, U.S. Air Force, dominio pubblico

In cima alla lista dei desideri c’è ovviamente il vaccino. Ma per il settore del biotech le prospettive sono ovviamente più ampie. Dagli antivirali alle terapie specifiche le opportunità non mancano e nel contesto della pandemia il mercato sembra averlo capito in fretta. I numeri d’altra parte non mentono. Le offerte pubbliche iniziali (Ipo) che accompagnano l’ingresso in borsa delle compagnie fanno segnare un nuovo primato. E accanto ai mercati regolamentati fioccano i nuovi investimenti diretti da parte dei soggetti specializzati, a partire dal venture capital. La festa, insomma, è appena iniziata e date le circostanze promette di durare a lungo.

Una IPO costituisce la prima offerta di titoli al pubblico realizzata da una società che attende di essere quotata in borsa. Approfondisci Il Venture capital (VC) è un’attività di investimento basata sull’apporto di capitale ad aziende non quotate, tipicamente start-up, promettenti e rischiose.Approfondisci

Wall Street scopre la febbre del biotech

Il mondo del biotech è in fermento come mai prima d’ora, suggerisce una recente inchiesta di Business Insider. Secondo i dati diffusi in agosto da Dealogic, nel corso del 2020 le offerte pubbliche iniziali nel mercato USA avrebbero già raggiunto un controvalore complessivo di 9,4 miliardi di dollari frantumando, con diversi mesi d’anticipo, il precedente record annuale stabilito nel 2018. E non è tutto: nel primo giorno di presenza in borsa le aziende avrebbero fatto segnare un rialzo medio del 34%. Segno che l’entusiasmo degli investitori supera ampiamente le valutazioni precedenti alle contrattazioni.

Ad agosto 2020 le offerte pubbliche iniziali a Wall Street hanno raggiunto un controvalore totale di 9,4 miliardi di dollari. Una cifra record. Immagine: Statista

Biotech e farmaci

Il legame tra biotech e settore medico si è rafforzato negli anni in modo impressionante grazie soprattutto allo sviluppo di tre comparti: biofarmaci, diagnostica e vaccini. Dall’inizio degli anni ’80 ad oggi, ricorda Assobiotec Federchimica, le terapie sorrette dalla biotecnologia hanno interessato oltre 350 milioni di pazienti nel mondo. Attualmente, riferisce ancora la stessa associazione, «circa il 50% di tutti i nuovi farmaci e terapie in sviluppo per il prossimo futuro sono biotech e la proporzione cresce nei trattamenti innovativi come vaccini, anticorpi monoclonali per il trattamento di tumori e malattie infiammatorie/infettive, terapie cellulare, terapia genica e medicina rigenerativa». 

In questo quadro, la corsa al vaccino e alle cure per il coronavirus hanno contribuito ad attrarre il forte interesse degli investitori. «L’attesa che il settore possa fornire una o più soluzioni terapeutiche alla pandemia di Covid-19 ha fatto da catalizzatore per la crescita dei titoli biotech in borsa» segnalava a giugno il portale specializzato e data provider BioWorld della compagnia statunitense Clarivate. In quel momento l’indicatore specifico elaborato dalla stessa società di Philadephia – il BioWorld Biopharmaceutical Index – faceva registrare un balzo del 36% su base annuale contro il -4,6% dell’indice generale di Wall Street, il Dow Jones Industrial Average. Determinante, nemmeno a dirlo, la grande impennata dei prezzi registrata in borsa a partire dalla fine di marzo.

Dall’inizio di aprile il comparto farmaceutico biotech ha fatto registrare un autentico boom in borsa su scala globale sovraperformando l’omologo di settore USA (Nasdaq Biotech) e, soprattutto, l’indice generale di Wall Street

Una pioggia di miliardi

Gli USA restano l’epicentro dei finanziamenti ma il boom del settore è un fenomeno globale. Ad agosto i mercati mondiali contavano 49 Ipo con investimenti totali per 12,22 miliardi di dollari. Un record, ovviamente. Ben 29 debutti in borsa si sono registrati tra giugno e luglio attirando nelle neonate public company 8,7 miliardi. Il 16 giugno, la statunitense Royalty Pharma plc si è quotata a New York con un’operazione da quasi 2,2 miliardi di dollari. Tra gli altri esordi col botto si segnalano i 799 milioni di dollari raccolti da SK Biopharmaceuticals per il suo ingresso nella borsa coreana e i quasi 600 rastrellati dalla danese Ascendis Pharma a luglio. 345 sono stati invece i milioni raccolti dall’offerta azionaria di Vir Biotechnology, un’azienda di San Francisco attualmente impegnata nello sviluppo di un vaccino per il coronavirus.

Le offerte pubbliche iniziali, in ogni caso, rappresentano solo una quota minoritaria degli investimenti nel settore. Sempre secondo Bioworld, la somma di tutte le operazioni di apporto di capitale per il comparto – tanto per le aziende quotate quanto per le private company – supera nel 2020 gli 81 miliardi di dollari. E sì, pare superfluo aggiungerlo ma è un primato anche questo.

Una Private company è una società non quotata in borsa.Approfondisci

Non solo Covid

Ad alimentare le fortune del biotech, in ogni caso, non c’è solo il fattore Covid. Lo scorso anno il comparto aveva registrato la maxi operazione di acquisto del ramo bioscience & nutrizione della statunitense DuPont da parte della connazionale International Flavors & Fragrances. Un’operazione da oltre 26 miliardi di dollari che aveva acceso i riflettori su un mercato in espansione. Da qui al 2024, segnala un rapporto di Deloitte, le vendite generate dalle prescrizioni mediche su scala globale dovrebbero raggiungere i 1.180 miliardi di dollari, con un tasso di crescita annuale composto che sfiora il 7% nel periodo in esame. Plausibile, a questo punto, ipotizzare che la pandemia in corso possa indurre gli analisti a ritoccare al rialzo le stime.