Per il clima si torna in piazza. E si può disinvestire dalle “banche fossili”

Sciopero il 16 ottobre, Climate Pride a Roma il 14 novembre. Ultima Generazione punta sulla finanza: progetto decennale, già 7.500 persone interessate

«Salvare il Pianeta è divertente»: un cartello durante uno sciopero per il clima a Berlino © Gerrit Ebneter/iStockPhoto

In breve

  • Fridays for Future ha indetto lo sciopero per il clima del 16 ottobre in tutta Italia, mentre il 14 novembre Roma ospiterà la terza edizione del Climate Pride.
  • Ultima Generazione ha lanciato una campagna decennale per spingere le persone a lasciare le banche che sostengono combustibili fossili e armi, con formazioni insieme a Banca Etica.
  • Secondo il movimento, dall’Accordo di Parigi le grandi banche hanno investito quasi 9mila miliardi di dollari nei fossili: senza toccare la finanza, la lotta per il clima resta incompleta.

Il 16 ottobre in tutta Italia si terrà lo sciopero per il clima indetto da Fridays for Future (FFF). Il 14 novembre, a Roma, sarà la volta del Climate Pride. Scendere in piazza, però, non è l’unico modo per impegnarsi contro la crisi climatica.

Ci si può attivare, per esempio, facendo più attenzione a dove finiscono i nostri soldi. È l’invito di una campagna di Ultima Generazione. Ma andiamo con ordine.

Lo sciopero per il clima del 16 ottobre nelle città italiane

Difficile aspettarsi i livelli di partecipazione oceanici degli scioperi prima del Covid. Ma l’adesione di metà ottobre potrebbe essere ampia. L’estate torrida del 2026 e le ondate di caldo letali che ci hanno stretto per mesi potrebbero aver aperto gli occhi a molti. Così come il messaggio dell’ultimo rapporto dell’Unep, il Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente. Secondo il rapporto, l’obiettivo di contenere il riscaldamento globale entro 1,5 gradi centigradi, fissato dall’Accordo di Parigi, è ormai di fatto tramontato.

«Scendiamo in piazza perché non ci rassegniamo – dice uno dei messaggi lanciati sui social in queste settimane da Fridays for Future in vista dello sciopero del 16 –. Non ci rassegniamo a un governo che ci invita ad abituarci al clima caraibico mentre annuncia di aumentare le estrazioni di gas e petrolio in Italia. Non ci rassegniamo ai titoli di giornale che raccontano che non c’è più niente da fare, perché abbiamo superato la soglia degli 1,5 gradi centigradi. Non ci rassegniamo all’eco-ansia, che ci fa sentire il peso del mondo sulle spalle mentre le compagnie fossili accumulano extra-profitti a ogni crisi geopolitica».

Sono previste manifestazioni in tutte le principali città: a Roma alle 17 a Piramide, a Milano alle 17.30 in piazza della Scala, a Torino alle 9.30 a Palazzo Nuovo, a Bologna alle 10 in piazza Maggiore.

Il Climate Pride del 14 novembre a Roma, durante la Cop31

Sabato 14 novembre, nel pomeriggio, la Capitale ospiterà il Climate Pride. Il formato è quello della street parade: messaggi e rivendicazioni sfilano in un clima festoso e ribelle allo stesso tempo.

Sarà la terza edizione. La prima si era svolta durante la Cop29 di Baku, in Azerbaigian. Anche quest’anno la manifestazione cade nel pieno della conferenza Onu sul clima: la Cop31 di Antalya, in Turchia, dal 9 al 20 novembre. Uno degli obiettivi, infatti, è avvicinare il pubblico più ampio possibile ai temi discussi alle Cop.

L’iniziativa insiste in particolare su un’alleanza simbolica tra la specie umana e le altre forme di vita. Lo slogan del Climate Pride è infatti «La fine dell’io, l’inizio del noi». Gli organizzatori hanno elaborato anche un Manifesto della Multispecie.

Il 14 novembre i protagonisti saranno soprattutto i giovanissimi. Sono invitati a partecipare con maschere, costumi, cartelli e musica, dando vita a performance di artivismo che uniscono arte e attivismo ambientale. E a portare con sé genitori, docenti e dirigenti scolastici. Gli organizzatori si rivolgono direttamente a scuole, singole classi e comunità educanti, e mettono a disposizione materiali e schede didattiche. Le scuole possono anche invitare i promotori del Pride a intervenire in classe.

La campagna di Ultima Generazione contro le banche fossili

Fra le oltre 80 realtà che hanno già aderito al Climate Pride c’è Ultima Generazione. «Le manifestazioni sono sempre state e restano importanti – dice Michele Giuli, cofondatore del movimento e docente di storia – e i nostri attivisti parteciperanno a questi eventi. Ma bisogna usare quegli spazi per rilanciare ulteriori tattiche, per salire altri scalini di ingaggio».

Giuli auspica che chi sciopererà il 16 ottobre segua anche gli appuntamenti in presenza e online con cui Ultima Generazione promuove la sua ultima campagna. A partire dal webinar Non con i nostri soldi, il 18 ottobre alle 21. La campagna riguarda la finanza etica e in particolare il disinvestimento dalle banche che sostengono combustibili fossili e armi. «È un progetto lungo dieci anni – spiega Giuli –, con tre obiettivi: creare una larga base di persone che ragionano sulla possibilità di cambiare banca; far entrare nell’attivismo il tema del disinvestimento, considerando questa opzione come una conseguenza naturale della protesta in piazza; costruire un’alleanza stabile di organizzazioni che si confrontano sul disinvestimento e avviano campagne di lungo termine».

Dal disinvestimento al reinvestimento in progetti sociali

Partita il 10 settembre, la campagna ha già raccolto l’interesse di oltre 7.500 persone. Per la formazione sulla finanza, Ultima Generazione collabora con Banca Etica e, sul territorio, con le Mag (Mutue auto gestione). Nel lungo periodo, all’invito a disinvestire si affiancheranno strategie di reinvestimento.

«Reinvestimento per esempio in progetti sociali – spiega Giuli – a sostegno dell’autosufficienza, della resilienza, della sovranità alimentare. Abbiamo anche l’intenzione di attivare in futuro progetti di formazione di massa su come comportarsi in caso di eventi climatici estremi. Sfruttando il nostro grande flusso digitale (Ultima Generazione ha 230mila follower solo su Instagram, ndr), vogliamo inoltre costruire gruppi territoriali che si occupino di assistenza alle persone».

Il cuore della campagna resta comunque la finanza. «Le più grandi banche del mondo – ricorda Giuli – hanno investito quasi 9mila miliardi di dollari nell’industria fossile dall’Accordo di Parigi in poi. Una cifra spropositatamente superiore a quella che qualsiasi Stato può mobilitare per la transizione energetica. È ora di toccare palla su questo tema: se non ci occupiamo di finanza, non stiamo giocando la vera partita sul clima».

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