Alpe Devero, 173 milioni di euro per snaturare un paradiso sostenibile

Un alpeggio incontaminato in Piemonte potrebbe venire trasformato radicalmente, puntando al turismo di massa. Ma è buio completo sull'identità dell'investitore svizzero che guida l'operazione

Il panorama dall'Alpe Devero, in Piemonte @ Andrea Barolini

Arrivando all’Alpe Devero, a 1.600 metri di altitudine, ciò che sorprende è la calma. Un altopiano circondato da montagne sostanzialmente incontaminate. D’inverno, cime, boschi e roccia gelata circondano una piana innevata. Che si trasforma in prati, ruscelli e verde lussureggiante d’estate. Un paradiso. Soprattutto per chi ama passeggiare, utilizzare le racchette da neve, avventurarsi nello sci alpinismo, vivere la montagna in modo “naturale”.

All’Alpe Devero un investimento da 173 milioni

L’alpeggio potrebbe tuttavia subire un cambiamento radicale nei prossimi anni. Ciò per via del Piano strategico “Avvicinare le Montagne” proposto dalla provincia del Verbano-Cusio-Ossola e da quattro comuni. Costo dell’intervento: circa 43 milioni di euro per le casse pubbliche, ai quali si aggiungono circa 130 milioni in arrivo da un investitore privato, la San Domenico Ski, società che gestisce gli impianti di risalita nella località omonima. Ovvero nella valle adiacente a quella che porta all’Alpe Devero.

Un investimento corposo, che comprende la messa in sicurezza di strade malmesse e la costruzione di nuovi parcheggi. Ma anche impianti di risalitabacini idrici per lo sfruttamento della neve artificiale, nuove piste da sci. Con relativi sbancamenti e opere di sicurezza, piste da slittino, percorsi per mountain bike, bar, punti panoramici, un centro polifunzionale.

Il tutto in aree tutelate da cogenti normative regionali, italiane e soprattutto europee, che vengono considerate ostacoli allo sviluppo e si vorrebbero modificare. «La nostra paura – spiega uno dei ristoratori locali – è che quello che oggi è un luogo che prospera grazie a un turismo sostenibile sia domani invaso da migliaia di persone. Il che sfigurerebbe il villaggio, comporterebbe la costruzione di infrastrutture e servizi incompatibili con il contesto. E farebbe scappare le persone che oggi invece vengono qui proprio per godere di un alpeggio incontaminato».

Alpe Devero, il progetto “Avvicinare le montagne”

Andrea Ratti da tempo si batte assieme al Comitato Tutela Devero, che si è costituito proprio per contrastare il progetto, nonostante quest’ultimo sia sostenuto dalla maggioranza della popolazione. «Uno dei punti centrali del progetto – spiega – è legato alla ristrutturazione di un vecchio albergo, il Cervandone, il cui tetto è andato a fuoco alcuni anni fa. L’idea iniziale era non solo di ripristinare una struttura di circa 2mila metri quadrati, che già risultava sovradimensionata per questo luogo. Ma addirittura di ampliarla fino a 5mila metri quadrati. E, come se non bastasse, di aggiungerne un’altra di 2.200 metri quadrati, a fianco».

Poi, anche grazie alla pressione del comitato, il progetto è stato ridimensionato dal Comune. «Auspichiamo che non venga ingigantito, come era stato inizialmente proposto, e che a Devero si prosegua con quanto indicato dal Piano Paesistico del 2000, ristrutturando l’esistente, anche per ampliare la ricettività, e non facendo nuove costruzioni, che sono piuttosto da realizzare a valle, nei diversi paesi».

Interventi su impianti, strade e infrastrutture

Va detto che il piano “Avvicinare le Montagne” non prevede soltanto interventi su impianti di risalita e piste da sci. Sarà ad esempio resa sicura la strada che dalla frazione di Goglio porta all’Alpe Devero, che da anni ha bisogno di essere ristrutturata. «Ma non si capisce per quale ragione non si siano effettuati unicamente gli interventi di questo tipo», si chiede Ratti.

Andrea Vicini, sindaco di Baceno – uno dei quattro comuni che hanno approvato il piano – spiega che l’obiettivo è di effettuare «più interventi allo stesso momento. Qui fronteggiamo un continuo processo di spopolamento. Lo scorso anno a fronte di più di 30 decessi abbiamo avuto un solo nato, peraltro neppure residente. Dobbiamo superare la logica del turismo mordi e fuggi».

«Ma da noi – replica un esercente della zona – pur non navigando nell’oro, si riesce a vivere del turismo attuale. Che non farà i numeri delle Dolomiti ma è comunque assiduo». Mentre termina la frase, nella locanda entra un gruppo di appassionati di sci alpinismo provenienti dalla Francia. Completamente ignari del progetto: «Non ne sapevamo nulla, ci sembra assurdo. Ovviamente, se l’Alpe Devero dovesse diventare una stazione sciistica “tradizionale” noi non torneremo più. Cercheremo un altro luogo nelle Alpi che ci consenta di fare i turisti nel modo in cui vogliamo».

Il partner privato segreto

Il Comitato Tutela Devero ha lanciato una petizione sul sito change.org, chiedendo alla Regione Piemonte di rifiutare il piano. A sostenerla sono state già 92mila persone. «Per via dell’impatto ambientale – aggiunge Ratti – ma anche per ragioni finanziarie. La società San Domenico è infatti di proprietà al 100% di una società anonima svizzera, della quale non si sa nulla». Lo stesso Vicini, in effetti, conferma a Valori.it di non conoscere le identità degli investitori.

alpe devero
Una mappa dell’Alpe Devero all’interno di un ristorante in quota @ Andrea Barolini

Per questo, secondo il comitato, «oltre ai danni ambientali derivanti dalle nuove infrastrutture, in una area tra le più integre delle Alpi, ciò che dobbiamo evitare è il rischio di un fallimento economico. Che, senza alcun garante, ricadrebbe sulla spesa pubblica e lascerebbe ulteriori scheletri abbandonati sul territorio. Come è possibile che le istituzioni approvino un importante progetto con impatti enormi sul tessuto economico della zona con un partner “anonimo”?».