Parte 16

La neve? Superflua. La montagna che vive di cultura e altri sport

I cambiamenti climatici sono una realtà. Le località montane più lungimiranti stanno investendo in arte, cultura e paesaggio per integrare l'offerta turistica. Con risultati significativi

Di Corrado Fontana
Jaehyo Lee - Copyright Arte Sella, foto Giacomo Bianchi

Ma chi l’ha detto che senza sci e senza neve la montagna perde interesse? Complice la pressione che i cambiamenti climaticiVariazione dello stato del clima rispetto alla media e/o variabilità delle sue proprietà che persiste per un lungo periodo, generalmente numerosi decenni.Approfondiscistanno imponendo sulla cosiddetta “industria bianca”, rendendo sempre meno redditizi gli impianti sciistici al di sotto dei 1500 metri di altitudine, spirano forte i venti di una riconversione dell’offerta turistica nelle aree dei vari comprensori. C’è chi rimuove l’esigenza della transizione e chi invece s’inventa proposte alternative per vivere il turismo in valle e in montagna. Trekking, parchi a tema, l’escursionismo in mountain bike e la riscoperta delle tradizioni culturali dei borghi antichi.

GRAFICO anomalie neve fresca in Piemonte novembre-maggio 1941-2014: “Analizzando tutta la serie storica dei mesi da novembre a maggio dal 1941 al 2014, si può notare che gli anni con anomalia negativa sono concentrati in prevalenza negli ultimi trent’anni. Nello stesso periodo compare il 2008 che è stato l’anno, dopo il 1950, con anomalia positiva maggiore.” – fonte Arpa Piemonte

L’offerta si concretizza, ad esempio, in due diverse esperienze modello. La prima in Valle Germanasca, in provincia di Torino, non lontano dal più famoso Colle di Sestriere, dove insistono gli impianti del piccolo comprensorio sciistico di Prali (anche se oggi si dice skiarea). Qui si è infatti scoperto quanto possa risultare fondamentale rendere gli impianti fruibili anche in autunno e primavera per sfruttare  il contributo al traffico turistico verso l’Ecomuseo delle miniere.

La seconda si realizza grazie ad Arte Sella di Borgo Valsugana, dove arte e ambiente naturale si esaltano a vicenda, creando un polo attrattivo carico di suggestione.

Arte Sella: 5 ettari di arte e natura in armonia

L’avvio sperimentale di Arte Sella risale al 1986, quando vennero chiamati a lavorare i primi artisti che realizzarono le proprie opere nel bosco adiacente a Villa Stobele, ovvero la prima casa del progetto, che nel 1989 si costituisce in associazione. Ma in questo percorso ultratrentennale forma, dimensioni e portata dell’idea iniziale sono mutate e cresciute ampiamente, intorno a quattro principi fondativi:

  • L’artista non è protagonista assoluto dell’opera d’arte ma accetta che sia la natura a completare il proprio lavoro;
  • La natura va difesa in quanto scrigno della memoria;
  • La natura non viene più solo protetta, ma interpretata anche nella sua assenza: cambia quindi il rapporto con l’ecologia;
  • Le opere sono collocate in un hic et nunc e sono costruite privilegiando materiali naturali. Esse escono da paesaggio, per poi far ritorno alla natura.

Un polo d’attrazione

E così, mentre i percorsi espositivi sono gli stessi di 15 anni fa, le opere cambiano ogni anno. E si è passati dall’occupazione di un giardino privato all’utilizzo di circa 5 ettari di suolo pubblico, a circa 1000 metri di altitudine: dal 1996 il progetto si sviluppa lungo un sentiero forestale che si snoda nel bosco sul versante meridionale del monte Armentera, definendo il percorso ArteNatura, a cui si è aggiunta, dal 1998, l’Area di Malga Costa, struttura un tempo dedicata all’alpeggio degli animali,  diventata dapprima luogo espositivo e quindi spazio dedicato ad incontri, eventi e concerti. Senza grandi relazioni con le stazioni sciistiche del circondario (la più importante è San Martino di Castrozza), Arte Sella si sta rivelando tra i maggiori poli attrattori della valle, con un pubblico molto eterogeneo, dagli amanti dell’arte contemporanea agli appassionati del trekking, spaziando sia per età che per fasce socio-culturali.

5 milioni di euro di indotto, riconoscibilità mondiale e lavoro

«Questa espansione territoriale ha avuto per contraltare una espansione progettuale e culturale – spiega il presidente Giacomo Bianchi -. Arte Sella è un sito che viene visitato tutto l’anno e agisce come vero e proprio ente culturale». Un ruolo fondamentale nell’economia locale legata al turismo, considerato che il pubblico dei visitatori è aumentato progressivamente, fino ad attestarsi intorno alle 100mila presenze l’anno, nonostante ci si trovi in Valle Sella, una valle laterale della Valsugana, che storicamente è stata sempre più di attraversamento. Eppure dal 2009 al 2019 il bilancio si è incrementato del 100%, mentre l’aumento delle presenze è stato del 400%.

Le cifre e il peso di questo polo attrattore danno sempre più ragione alla scelta iniziale, insomma. «Abbiamo calcolato che l’indotto della nostra attività è di circa 4-5 milioni di euro» conclude Bianchi. «Ma bisogna tenere conto che ci sono altri fattori di sviluppo che noi determiniamo. Il primo è naturalmente quello dei turisti che pernottano, mangiano e spendono nell’area. In secondo luogo c’è l’impiego di personale da parte nostra, con circa 40 persone occupate praticamente tutto l’anno, in modo diretto o indiretto. Infine c’è l’aspetto più prettamente culturale: la presenza di Arte Sella consente all’area di qualificarsi in modo un po’ diverso, creando anche delle sinergie con le aziende locali, che utilizzano il progetto per veicolare un’idea di territorio segnato da una crescita culturale, non solo economica».

ricostruzione ambiente di vita – fonte Ecomuseo delle miniere e della Valle Germanasca

Prali: dal declino dello sci alla svolta verso trekking, bici e…

Dalla Valsugana ci spostiamo in Piemonte. E più precisamente nel comune di Prali. Qui insiste una piccola stazione sciistica che, dopo anni di attività redditizia, ha vissuto un declino inesorabile dagli anni ‘90 fino alla temporanea chiusura nel 2005. Una storia di normale crisi industriale che però ha avuto una svolta nel momento in cui, dopo il fallimento, è nata nel 2005 la Società Nuova 13 Laghi grazie all’Unione montana Valli Chisone e Germanasca e al Comune di Prali.

Approfittando dei finanziamenti per le Olimpiadi del 2006, la proprietà ha rinnovato e riaperto gli impianti. Ma soprattutto, da allora, la neve non è stato più il solo e principale fulcro dell’impresa economica.

La stazione, e tanto più la seggiovia costruita negli anni ’50 sulla conca dei 13 laghi alpini glaciali per portare a spasso i soli sciatori, rimane aperta anche in estate. Escursionisti e amanti della bicicletta possono così godere delle passeggiate in quota e dei percorsi adatti al cosiddetto downhill, la discesa in mountain bike, gare comprese. La stazione turistica ora guarda allo sport per tutto l’anno e ai fattori ambientali e paesaggistici, ma anche culturali, come volano di sviluppo.

sul trenino nelle miniere di talco – fonte Ecomuseo delle miniere e della Valle Germanasca

…un museo per apprezzare la storia del lavoro e del sottosuolo alpino

Non a caso, nel 1998 è nata anche l’esperienza dell’Ecomuseo regionale delle miniere e della Valle Germanasca. Una proposta che non si sovrappone al periodo dello sci, aprendo da metà marzo a novembre, ma integra l’offerta del territorio registrando circa 15mila visitatori l’anno, tra scolaresche, gruppi – soprattutto stranieri – indirizzati a scoprire le cosiddette “valli valdesi“, e turisti culturali in genere. L’ecomuseo, infatti, propone Scopriminiere e Scoprialpi, due percorsi distinti svolti in parte a piedi e in parte su un trenino che attraversa quasi 4 chilometri di gallerie. Così si accede in sotterraneo alle miniere di talco (il “Bianco delle Alpi”, varietà rara e un tempo pregiatissima), oggi dismesse.

in bici nel sottosuolo delle Alpi – fonte Ecomuseo delle miniere e della Valle Germanasca

In entrambi i percorsi è possibile perciò sperimentare la vita, gli ambienti originali e il lavoro del minatore, e ricostruire la formazione della catena alpina dal sottosuolo, in una sorta di viaggio nel tempo geologico. E non è tutto, perché l’offerta dell’ecomuseo è varia, e arriva fino al cicloturismo nella miniera. E consente all’ente, di proprietà dell’unione montana e gestito da una fondazione, di produrre una ricaduta diretta sul territorio attraverso una serie di convenzioni, sostenendo le attività di ristorazione, le attività artigianali e di trasporto locale.

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