Donne, imprese e accesso al credito: una questione di parità e competitività

La difficoltà di accesso al credito per le donne è un elemento macroscopico e frenante per lo sviluppo dell’imprenditorialità femminile

Valori.it
L'accesso al credito per le imprenditrici non è sempre semplice © seb_ra/iStockPhoto
Valori.it
Leggi più tardi

Dietro la competitività di un’impresa non risiedono solo le capacità, le competenze, le persone: servono finanziamenti. Invece emerge come il gender gap rispetto al credito bancario sia un elemento macroscopico e frenante per lo sviluppo dell’imprenditorialità femminile.

Il Rapporto Unioncamere sull’Imprenditoria femminile 2020 analizza le fonti di finanziamento delle imprese femminili, mettendole a confronto con quelle maschili, attraverso un campione statisticamente rappresentativo di 1.000 imprese femminili e 1.000 maschili, appartenenti a tutti i settori di attività economica. Ebbene, il credito bancario rappresenta solo l’11% delle fonti di finanziamento delle imprese femminili. A fronte di un elevato ricorso al capitale proprio/familiare.

Fonte: Rapporto Imprenditoria Femminile 2020

La quota di imprese che non richiedono credito perché sfiduciate rispetto alle risposte delle banche è doppio tra le imprese femminili (4% contro l’8%). Anche perché, quando le imprese chiedono credito, esiste un effetto di genere a sfavore in tema di credit crunch. Le imprese che dichiarano una erogazione del credito non adeguata o non accolta è doppia (8% contro 4%) rispetto al caso maschile.

Fonte: Rapporto Imprenditoria Femminile 2020

Gli istituti di credito creano molte più barriere alla partenza per le imprese femminili, causando un forte freno alla loro crescita che in parte potrebbe spiegare la minore propensione delle imprese femminili a investire nell’innovazione.

Donne e accesso al credito: la situazione in Europa

Inseriti in un contesto europeo, i risultati sono sostanzialmente equivalenti. Le donne sono sotto-rappresentate, tendono a gestire imprese più piccole e meno dinamiche e hanno maggiori probabilità di operare in settori a non alta intensità di capitale. Tra le sfide che le donne identificano nell’avviare un’impresa c’è proprio la maggiore difficoltà di accesso al finanziamento. I dati sono riportati dal Policy Brief on Women’s Entrepreneurship, realizzato dall’Ocse con il supporto della Commissione europea.

Le donne lamentano di avere meno probabilità degli uomini di accedere ai finanziamenti necessari per avviare un’impresa. Questo risultato vale per tutti gli Stati membri dell’Unione europea.

I numeri italiani

L’Italia risulta nettamente all’ultimo posto e gli uomini italiani riferiscono comunque di avere in media 2,3 probabilità in più delle donne di potere accedere ai finanziamenti.

Da una indagine Swg per CNA nazionale del 2019, il 12% del campione intervistato ritiene che il trattamento riservato dalla banca alle donne sia «molto peggiore» rispetto a quello maschile. Le ragioni, secondo gli intervistati, derivano dai pregiudizi culturali secondo cui le donne «potrebbero avere figli» (37% delle risposte), «sono meno affidabili degli uomini» (27%), «mettono il lavoro al secondo posto rispetto alla famiglia» (19%). In ultimo viene indicata una presunta scarsa attitudine all’imprenditorialità.

Un pregiudizio, quest’ultimo, non corroborato da alcuna evidenza. Quello dello start up di impresa da parte di donne, infatti, è un fenomeno in aumento. A fine 2018 erano presenti in Italia oltre 1.337.000 imprese femminili, circa 6mila in più rispetto al 2017. Queste rappresentano il 22% delle realtà iscritte alla CCIAA.

La ricerca mostra migliori performance da tutti i punti di vista: le imprese giovanili femminili innovano di più, investono più nel green e nella responsabilità sociale, nel 72% praticano il welfare aziendale contro il 67% delle altre imprese.

Inoltre, la nuova imprenditoria femminile guarda non solo ai settori tradizionali. Le imprese giovanili femminili nel settore dei servizi finanziari e assicurativi sono più numerose in percentuale (+7%) di quelle maschili.

L’impatto della pandemie sulle donne e sull’accesso al credito

Il 22 settembre 2021 è stata pubblicata la Relazione annuale sulle convalide delle dimissioni e risoluzioni consensuali delle lavoratrici madri e dei lavoratori padri dell’Ispettorato del lavoro.

Se è vero che, in termini generali, le cessazioni hanno riguardato in prevalenza gli uomini (55% del personale interessato), per le dimissioni e le risoluzioni consensuali la proporzione si inverte: 72,9% dei casi nel 2019 e 77,4% nel 2020.

Sussiste infatti una relazione tra la diminuzione all’occupazione in coincidenza della maternità e in relazione al numero dei figli. In presenza di questi ultimi la partecipazione maschile aumenta e quella femminile si riduce. Avviene con l’arrivo del primo figlio e si incrementa con il secondo. La ricerca non rileva particolari differenziazioni a livello territoriale. Quello che rileva chiaramente è che l’inattività per le donne è indotta in primo luogo da motivi familiari, cui seguono studio e formazione professionale; per gli uomini è esattamente l’inverso. Aumenta, quindi, l’inattività femminile “indotta” da fattori esterni non riconducibili alla configurazione del mercato del lavoro, ma al contesto familiare e di prossimità.

Il microcredito, un alleato dell’imprenditoria femminile

L’orizzonte cambia se si osservano il microcredito e gli istituti di microfinanza. In questi casi l’apertura creditizia verso le donne è invertita rispetto agli omologhi tradizionali. I report sul microcredito mostrano come, a livello mondiale, le donne siano le beneficiarie prevalenti, coprendo l’80% dei microprestiti.

microfinanza microcredito
Il microcredito è particolarmente sviluppato in India © Naturecreator/iStockPhoto

Disaggregando questo dato, emergono grandi differenze geografiche. Nei Paesi in via di sviluppo la prevalenza femminile è molto forte. In Europa, nonostante 100 su 155 MFI esaminate abbiano inserito l’empowerment femminile nei criteri di preferenza, il dato è sostanzialmente invertito: la prevalenza nell’assegnazione dei microprestiti è per il 53% maschile.

L’opinione accademica a proposito del tasso di rimborso ha sempre sottolineato come i prestiti concessi alle donne siano più facilmente onorati. La letteratura più recente tende a sfumare questo dato e a collegarlo alle specifiche dei diversi Paesi. La predominanza della restituzione dei prestiti da parte delle donne sembra rimanere prevalentemente ancora una costante solo nei Paesi in via di sviluppo.