Diritti umani

La nave che salva la dignità italiana. Grazie alla finanza etica

Nave Mediterranea presidia le acque internazionali per salvare vite umane lungo le rotte dei migranti. Banca Etica lancia il crowfunding per raccogliere i fondi necessari

Di Corrado Fontana
Nave Mediterranea, azione non governativa #savinghumans - mediterranearescue.org - 2

Una nave civile italiana che presidia le acque internazionali per monitorare le rotte dei migranti e salvare vite umane (#savinghumans). Si chiama Mediterranea ed è salpata la notte del 3 ottobre. Il suo scopo è monitorare, denunciare e controllore la drammatica situazione delle rotte percorse dai migranti. E pattugliare le acque internazionali che separano l’Italia dal Nord Africa, e dalla Libia, in particolare. Dopo che le recenti politiche italiane ed europee hanno ostacolato e scoraggiato la presenza e l’impegno di molte organizzazioni umanitarie.

Una “azione non governativa” promossa da Ya Basta di Bologna, Arci nazionale, la ong Sea-Watch, la Comunità di San Benedetto al Porto di Genova, il magazine online «I Diavoli» e l’impresa sociale Moltivolti di Palermo. Nonché l’ex governatore della Puglia Nichi Vendola e tre parlamentari di Leu (Nicola Fratoianni, Erasmo Palazzotto e Rossella Muroni), che sostengono politicamente e finanziariamente il progetto.

Nave Mediterranea, azione non governativa #savinghumans – mediterranearescue.org – 3

Il progetto respira con il polmone della finanza etica

Ma avviare e mantenere un progetto del genere, nato per un’urgenza della società civile, ha costi elevati. Rende necessario reperire risorse economiche imponenti e costanti nel tempo.

E così «noi abbiamo dato al progetto 460 mila euro, cioè la cifra per comprare la nave (il rimorchiatore Mare Jonio, ndr) e metterla in acqua. Un polmone finanziario che consentisse di iniziare il viaggio». A parlare è Nazzareno Gabrielli, vicedirettore di Banca Etica, che ci porta nel dietro le quinte della sostenibilità economica del progetto Mediterranea Saving Humans.

Un progetto chiaramente provocatorio, ambizioso e dispendioso. In cui l’istituto non è promotore, ma ha assolto una funzione essenziale per la parte finanziaria. Un partner tecnico che ha condotto l’analisi di merito del credito, quella socio-ambientale e di solidità. Infine ha concesso un cosiddetto “fido a revoca” (non avendo scadenze definite permette una gestione flessibile del rientro). Come in tante altre occasioni.

Un’operazione finanziaria, con una sintonia speciale

«Si è trattato sostanzialmente di anticipare la raccolta fondi che potevano mettere in campo gli organizzatori per sostenere il progetto – prosegue Gabrielli -. Con un intervento a carattere di ponte definito da una delibera che ha seguito i normali canali di analisi e approvazione, attraverso l’organo collegiale del comitato esecutivo della banca.

E il business plan si chiude con le donazioni. Che erano in parte già documentabili, considerando la rete che si poteva attivare intorno a Mediterranea e ai suoi promotori. Senza dimenticare che, a fronte di questo utilizzo di denaro, la nave è un bene reale che rimane. Un asset, con un suo valore, che quindi può essere venduto per re-immettere dei fondi nel progetto».

Come funziona il crowdfunding?

Ma è anche vero, precisa Gabrielli, che il progetto è risultato in sintonia con il posizionamento dell’istituto sulle migrazioni. Un posizionamento suffragato da «70 milioni di euro di credito erogato negli ultimi cinque anni a soggetti del Terzo settore che fanno progetti Sprar e politiche di accoglienza».

Verso quota 700mila euro

Per garantire l’operazione per i primi due mesi di navigazione, è stata avviata una campagna (con eventi anche a terra in varie città tra il 24 e il 30 ottobre) che punta a racimolare ben 700 mila euro. Una cifra che dovrebbe coprire le spese almeno fino a al termine di novembre. Quando, presumibilmente, le condizioni climatiche e del mare ridurranno sensibilmente il traffico di barconi sulle attuali rotte migratorie.

il crowdfunding di nave Mediterranea al 24-10-2018 su produzionidalbasso.com

Una cifra imponente. Tanto che, per recuperarla, Mediterranea Saving Humans ha concretizzato un’altra collaborazione con Banca Etica. L’appoggio della piattaforma online produzionidalbasso.com, contenitore messo a disposizione per radunare risorse tramite crowdfunding.

Un processo che avanza spedito ma, a questo punto, affidato alla partecipazione delle persone. Di chi ha il tema a cuore e crede nel gesto di “disobbedienza morale” rappresentato da nave Mediterranea.

I sostenitori, infatti, donano quattrini che si trasformano in carburante, equipaggio ed equipaggiamento, consentendo l’accumulo di miglia percorse dalla nave. Grazie un vero e proprio listino, che va dall’offerta minima di 25 euro, per assicurare mezzo miglio di navigazione, a diverse possibilità intermedie, fino ai 2 mila euro per regalare 40 miglia a Mediterranea.

A bordo di Mediterranea

«La Mare Jonio è una nave di 37,5 metri in classe per le attività di “towing and salvage“, ovvero “rimorchio, assistenza e soccorso in mare”. Il vascello è in possesso di tutte le certificazioni di sicurezza previste dalle normative italiane e internazionali”. Così recita la scheda dell’imbarcazione salpata la prima volta dal porto siciliano di Augusta.

In dettaglio, Mediterranea è dotata dei più moderni apparati di navigazione e di comunicazione satellitare. E di un sistema di videocamere per documentare e registrare eventuali casi di SAR (cioè Search and Rescue, ovvero Ricerca e soccorso) e violazioni dei diritti umani in mare. Dispone di due “rafts” autogonfiabili con una portata di oltre 40 persone, 250 giubbetti salvagente, oltre ad acqua e vitto necessari.

Nave Mediterranea, azione non governativa #savinghumans – mediterranearescue.org – 6 – credit to Ruben Neugebauer/Sea-Watch

Il suo equipaggio è composto da sette marittimi professionali (comandante, direttore di macchina, ufficiale di navigazione e ufficiale di macchina, due marinai e un cosiddetto “comune di macchina”). Ma la nave ospita anche tre operatori provenienti da Sea Watch (un ingegnere e capo macchina, un soccorritore e un operatore video). Oltre a un medico con esperienza in missioni per Medici senza frontiere.

In generale, l’azione di monitoraggio della nave avviene in sinergia con diverse ong che operano nelle stesse acque. Gli spagnoli di Proactiva Open Arms, presenti col vascello Astral, e l’aereo di ricognizione Colibrì della ong francese Pilotes Volontaires. Una sinergia che ha portato alla prima denuncia del 5 ottobre 2018, quando la Libia avrebbe intercettato un gommone con 20-40 persone a bordo, «tutte presumibilmente ricondotte forzatamente sulle coste libiche»

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