Parte 1
Editoriali

Caro Babbo Natale, portaci un nuovo modello economico. Contro la crisi climatica

Servono investimenti di lungo periodo per l'efficienza energetica, la mobilità sostenibile, l'economia circolare. I soldi ci sono, vanno usati bene

Di Andrea Baranes

Caro Babbo Natale,

un’idea per un regalo ce l’avremmo. Sai com’è, tra eventi climatici estremi, scioglimento dei ghiacci e altri impatti, iniziamo seriamente a preoccuparci. Lo diciamo anche per te. È suggestiva l’idea di vederti arrivare tra qualche anno su un canotto trainato da delfini, ma, sotto sotto, amiamo le tradizioni e siamo affezionati alla storia della slitta e delle renne.

Per questo vorremo un impegno molto più serio contro la crisi climatica. Investimenti di lungo periodo per l’efficienza energetica, la mobilità sostenibile, l’economia circolare.

Tranquillo, non ti stiamo chiedendo soldi, anzi. Va ancora bene credere a Babbo Natale, ma sentirsi dire oggi che “non ci sono i soldi” è davvero un po’ dura da mandare giù.

I soldi ci sono, ma non dove servono

Nel mondo circolano 17.000 miliardi di titoli a tasso negativo. Come dire che sui mercati finanziari ce ne sono talmente tanti che non sappiamo più dove metterli. Il problema non è che non ci sono i soldi, ma che sono (quasi) tutti dalla parte sbagliata. Somme stratosferiche girano a velocità vorticose inseguendo profitti di brevissimo termine, con operazioni che si giocano sul filo del millesimo di secondo.

Difficile capire come un tale sistema si fondi su una dottrina economica che pone al centro “l’efficienza dei mercati”. La finanza ha dimensioni che sono di ordini di grandezza superiori all’economia di cui dovrebbe essere al servizio. Se in italiano l’efficienza indica quante risorse servono per svolgere un lavoro, parliamo di una delle attività più inefficienti che mente umana abbia mai concepito.

Non solo, malgrado questa dimensione ipertrofica, non riesce nemmeno a fare l’unica cosa che dovrebbe fare, ovvero, come ci dicono i manuali, “garantire l’allocazione ottimale delle risorse”. Oggi tramite i derivati si può scommettere sul prezzo del cibo, ma i contadini che quel cibo lo producono sono esclusi dal credito e dai servizi finanziari. I soldi ci sono, ma così come per contrastare la crisi climatica o in moltissimi altri casi, non dove servirebbero. In altre parole non è solo incredibilmente inefficiente, è altrettanto inefficace.

Cambiare modello economico

È a dir poco paradossale che un tale sistema fallimentare non solo non venga radicalmente rimesso in discussione, ma, all’opposto, possa condizionare così pesantemente le scelte politiche, le nostre vite e il destino dell’intero Pianeta. Forse dovremmo fermarci un momento. La finanza è un fine in sé stesso per fare soldi dai soldi o uno strumento al servizio dell’insieme della società? E se è uno strumento, a cosa serve esattamente? Quale modello economico dovrebbe sostenere e accompagnare?

Come ha recentemente scritto David Graeber parlando di economia, “la disciplina esistente è progettata per risolvere i problemi di un altro secolo. Il problema di come determinare la distribuzione ottimale del lavoro e delle risorse per creare alti livelli di crescita economica non è semplicemente lo stesso problema che stiamo affrontando ora: vale a dire come affrontare l’aumento della produttività tecnologica, la diminuzione della domanda reale di lavoro e l’efficace gestione del settore sociale, e fare ciò senza distruggere la Terra. Ciò richiede una scienza diversa”.

Mettere il Pianeta al centro

Facciamo un esempio. Molte organizzazioni hanno recentemente scritto a Christine Lagarde, chiedendo un cambio di rotta della BCE. La Banca Centrale ha acquistato oltre 180 miliardi di euro di obbligazioni di imprese private. Tra queste, molte responsabili di inquinamento e impatti sul clima. Il perché è semplice, la BCE nell’acquisto di obbligazioni deve essere “neutra” rispetto al mercato. Quindi se il mercato è incapace di rispondere ai bisogni della società e del Pianeta, tanto peggio per la società e il Pianeta.

È davvero cosi difficile rendersi conto che dovremmo ripensare le regole del gioco? L’economia è nata come dottrina sociale. Oggi viene dipinta come una scienza esatta, guidata da modelli matematici ed econometrici. Una scienza fondata su un mondo dalle risorse infinite, dove gli impatti ambientali sono delle esternalità e dove agisce un homo economicus perfettamente razionale e privo di sentimenti.

A un mondo del genere non crederesti nemmeno tu, caro Babbo Natale. Però è quello su cui si basa una finanza che determina come e dove andrà quello reale. Dove diritti e ambiente sono variabili su cui giocare per rispettare parametri finanziari o macroeconomici. Dobbiamo ribaltare questo approccio. Non partendo dalla massimizzazione dei profitti o la crescita del PIL, ma mettendo al centro i bisogni della società e la salvaguardia del Pianeta, e capendo solo successivamente quali possono essere gli strumenti, compresi quelli economici e finanziari, per realizzare tali obiettivi.

Abbiamo semplicemente bisogno di nuovi modelli e nuovi modi di pensare. Ecco, questo sarebbe proprio un bel regalo per l’anno che verrà.

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