Altro che svolta etica: le paghe dei CEO fattore di iniquità

Negli ultimi 30 anni, le paghe dei top manager sono aumentate del 1000%. Quelle dei lavoratori "normali" solo dell'11,9%. Ma il trend può essere invertito

Simone Siliani
Simone Siliani
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Nella assoluta vacuità della Dichiarazione sulle finalità delle imprese sottoscritta da 181 CEO delle grandi aziende americane riunite nella Business Roundtable, uno degli “impegni” riguarda il comportamento etico verso i propri dipendenti. In particolare inizia con «remunerare i dipendenti in modo equo e fornendo loro importanti indennità». Dunque, il concetto di equità entra a caratterizzare l’impegno etico dei manager. Questo, se preso sul serio, è un impegno con implicazioni interessanti.

I CEO maggiori responsabili dell’aumento degli stipendi iniqui

Ad esempio, potrebbe richiedere una riduzione dell’enorme iniquità che persiste fra le retribuzioni dei CEO (anche quelli che firmano l’appello) e i loro dipendenti. Anzi, in senso opposto agli impegni etici, questa diseguaglianza è cresciuta in modo esponenziale in questi ultimi anni proprio grazie alla crescente sproporzione fra le remunerazioni dei CEO e quelle dei loro lavoratori.

L’Economic Policy Institute, l’autorevole think tank nonprofit e bipartisan di Washington fondato nel 1986 che pubblica periodicamente uno specifico report sull’argomento, ha messo in evidenza come la media della remunerazione dei CEO fra le maggiori 350 aziende americane nel 2018 sia stata di 17,2 milioni di dollari (o di 14 nella ipotesi più bassa).

Il report, pubblicato il 14 agosto scorso, si sofferma sull’allargamento della forbice fra retribuzioni dei CEO e quelle dei lavoratori: dal 1978 al 2018 le prime sono aumentate del 1.007,5%, le seconde soltanto dell’11,9%.

Ma fra i ben pagati, i CEO sono quelli che guadagnano meglio: nello stesso periodo, infatti, Standard & Poor sui mercati azionari è cresciuta “solo” del 706,7% e la retribuzione degli stipendi alti del 339,2%.

Cioè, i CEO – che ora ci dicono che ci sono valori almeno altrettanto importanti del guadagno – sono quelli che maggiormente hanno contributo ad allargare il fossato delle diseguaglianze retributive e che fra i ricchi hanno guadagnato di più.

Una sconfessione dell’impegno della Business Roundtable

Peraltro, questa crescita abnorme non è correlata ad una crescita comparabile dei proventi delle imprese per cui lavorano, alla faccia del proclama iniziale della Dichiarazione della Business Roundtable: «Gli americani si meritano un’economia che permetta ad ogni persona di raggiungere il successo attraverso duro lavoro e creatività».

Per quali meccanismi è stato possibile un così abnorme aumento delle retribuzioni dei CEO? Non perché siano aumentate parallelamente le loro competenze, ma per il semplice fatto che sono loro stessi ad avere il potere di stabilire il proprio stipendio e questo potere ha contribuito in modo significativo ad aumentare la diseguaglianza nel paese.

Il fattore stock option

Come è noto una parte importante e crescente degli stipendi dei manager è legato agli andamenti dei mercati in quanto composto da stock option. Ciò comporta la necessità di due diverse valutazioni di questa componente dello stipendio:

  • da un lato vi sono le stock option granted, cioè al valore che le azioni hanno al momento in cui vengono assegnate,
  • dall’altro le stock option realized, cioè al valore in cui le azioni vengono liquidate che ovviamente è più favorevole per chi le detiene.

Ma questa composizione della retribuzione consente ai CEO di aumentare significativamente il proprio stipendio, che appunto nella media del 2018 fa salire la remunerazione da 14 a 17,2 milioni di dollari.

La parte delle retribuzioni legata alle stock option vale nel 2018, in media, 7,5 milioni di dollari, quasi la metà del totale.

CEO, negli anni della crisi paghe su del 52%

È interessante vedere come la crescita delle remunerazioni dei CEO si sia evoluta nel breve e nel medio periodo. Solo negli ultimi due anni essa è cresciuta fra il 7,1 e il 9,2 per cento. Se consideriamo il periodo dall’inizio della crisi finanziaria, dal 2009 al 2018, le retribuzioni dei CEO sono cresciute del 52,6% considerando il calcolo con le stock option liquidate e del 29,4% considerando il valore delle stock option assegnate. Dati che dimostrano come i manager abbiano saputo trarre vantaggi economici personali anche dalla crisi, mentre il resto del mondo ne soffriva. Infatti, nello stesso arco temporale 2009-2018 i lavoratori “tipici” delle loro aziende hanno visto crescere il loro stipendio del 5-3% e, in particolare, nell’ultimo anno sono diminuiti dello 0,2%.

Tabella trend delle retribuzioni dei CEO 1965-2017 - Rapporto Economic Policy Institute 2018
Trend delle retribuzioni dei CEO 1965-2017 – Rapporto Economic Policy Institute 2018 – https://www.epi.org/publication/ceo-compensation-surged-in-2017/

Gli stipendi dei CEO raggiunsero il loro picco nel 2000, al sommo della bolla dei mercati finanziari iniziata negli anni ’90, arrivando ad un media di 21,5 milioni di dollari annui, che allora era fra 368 e 386 volte quella dei loro lavoratori.

Con la crisi del 2008 gli stipendi diminuirono, ma ben presto hanno recuperato, come detto sopra, pur rimanendo al di sotto del picco del 2000. La progressione di questo dato nel lungo periodo è davvero impressionante: nel 1965 il rapporto fra retribuzione dei CEO e quella dei lavoratori “tipici” era di 20 a 1, nel 1978 era salito a 30 a 1, nel 1989 a 58 a 1 e nel 1995 a 121 a 1.

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La conseguenza dell’iniquità: lavoratori poco motivati

Si è dunque allargato il fossato che separa, dal punto di vista retributivo, i CEO delle grandi corporation americane e i loro dipendenti. E questo ha contribuito alla più generale crescita delle diseguaglianze.

I critici di questa tendenza suggeriscono il fatto che diseguaglianze così accentuate fanno perdere innovazione e produttività, che non dipendono evidentemente soltanto dagli alti stipendi dei manager (comunque poco legati alla loro produttività) ma anche – forse, soprattutto – dai lavoratori dell’azienda, scarsamente motivati dal basso tasso di crescita dei loro salari, soprattutto a fronte di quello vertiginoso dei loro manager.

Peraltro negli Stati Uniti e anche negli altri paesi sviluppati di lingua inglese (Gran Bretagna, Canada, Irlanda, Australia) nel lungo periodo hanno visto crescere la quota dei redditi percepiti in percentuale dall’1% più ricco della popolazione, mentre in paesi come Germania, Francia, Svezia questa percentuale è significativamente più bassa.

Come invertire la rotta

La tendenza all’accentuarsi delle diseguaglianze di reddito nelle corporation può essere almeno contenuta e non concepita come una ineluttabile caratteristica del sistema capitalistico attuale? Certamente sì.

Il Rapporto dell’Economic Policy Institute indica alcune strade. In primo luogo la riduzione della possibilità dei CEO di determinare la propria retribuzione. Ciò implica, ad esempio, l’aumento della tassazione sulle retribuzioni più alte; la previsione di tassazioni più alte per le imprese che hanno un delta più alto fra stipendi dei CEO e dei lavoratori; la riforma della governance di queste imprese attribuendo ad altri stakeholders poteri che controbilancino le richieste dei CEO sulle proprie retribuzioni; consentire nella normativa USA (come già avviene in diversi paesi europei) l’utilizzo del “say for pay”, cioè la possibilità degli azionisti di votare le policies di remunerazione dei CEO. Tutte azioni che richiedono una fortissima volontà politica, per la quale non è certo sufficiente la Dichiarazione della Business Roundtable.


* L’autore è direttore della Fondazione Finanza Etica.