Ambiente

Cambiamenti climatici: i 40 termini che non puoi non conoscere

Quando si parla di clima si usano spesso concetti poco noti: abbiamo selezionato per voi quelli che è impossibile non conoscere per capire perché è giusto preoccuparsi

Di Andrea Barolini
Foto di mohamed Hassan da Pixabay

Spesso comprendere gli allarmi che climatologi, analisti, economisti ed esperti vari lanciano in relazione ai cambiamenti climatici è più che difficile per il pubblico dei non addetti ai lavori. Troppi concetti sconosciuti, parole complesse, riferimenti a sigle e organismi ignoti ai più. Ma conoscere quei termini e quei concetti è essenziale, perché la crisi climatica sta già svolgendo un effetto negativo sulla nostra vita quotidiana. Valori ha quindi scelto 40 termini che non si può non conoscere perché sono spesso citati quando si parla di clima. Perché un’opinione pubblica preparata è l’arma migliore contro il climate change.

Acidificazione degli oceani

Riduzione del pH degli oceani sul lungo periodo, calcolato generalmente su numerosi decenni. Essa è causata principalmente dall’assorbimento della CO2 presente nell’atmosfera, ma anche dallo sversamento o dal prelievo di sostanze chimiche nei mari.

Accordo di Parigi

L’Accordo di Parigi è un documento d’intesa tra le nazioni facenti parte dell’UNFCCC, la Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui Cambiamenti climatici, che è stato raggiunto nel dicembre del 2015 al termine della Cop21. Si tratta del documento-chiave per la lotta al riscaldamento climatico dovuto al cosiddetto “effetto serra”. Secondo l’Accordo, infatti, è necessario limitare la crescita della temperatura media globale – sulla superficie delle terre emerse e degli oceani – ad un massimo di 2 gradi centigradi, entro la fine del secolo, rispetto ai livelli pre-industriali. Rimanendo, sottolinea, lo stesso documento, il più possibile vicini agli 1,5 gradi.

Adattamento (ai cambiamenti climatici)

L’insieme delle azioni effettuate per adattarsi ai cambiamenti climatici in atto, in particolare nelle nazioni più esposte ad essi. Sono soprattutto le nazioni meno responsabili del riscaldamento globale, e meno ricche, a chiedere alle economie più avanzate di stanziare i mezzi per rimediare alla crisi climatica.

Atmosfera

Si tratta di una “bolla” di gas che avvolge la terra. L’atmosfera secca è composta quasi interamente da azoto e ossigeno, nonché da altri tipi di gas, compresi quelli ad effetto serra: in particolare il biossido di carbonio (CO2) e l’ozono. Inoltre, nell’atmosfera sono presenti vapore acqueo e aerosol.

Biosfera

Si tratta dell’insieme degli ecosistemi e degli organismi viventi presenti all’interno dell’atmosfera del Pianeta, sulla terra (biosfera terrestre) o negli oceani (biosfera marina), compresa la materia organica priva di vita.

Cambiamenti climatici

Variazione dello stato del clima rispetto alla media e/o variabilità delle sue proprietà che persiste per un lungo periodo, generalmente numerosi decenni. I cambiamenti climatici possono essere dovuti a processi interni naturali o a “forzature” esterne. In particolare i cambiamenti dei cicli solari, le eruzioni vulcaniche o le attività antropiche persistenti, con conseguenze sulla composizione dell’atmosfera o sull’uso delle terre.

La Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCCC), all’articolo 1 afferma che descrive il fenomeno come «i cambiamenti del clima attribuibili direttamente o indirettamente ad un’attività umana che alteri la composizione dell’atmosfera mondiale e che si aggiunge alle normali variabili osservate nel corso di periodi comparabili». L’agenzia Onu evidenzia dunque una distinzione tra cause naturali e antropiche.

Clima

Nell’accezione più stretta del termine, il clima indica delle condizioni “medie”, ovvero una descrizione statistica fondata sulle medie e sulla variabilità di determinate grandezze, su periodi che possono variare da qualche mese ad alcuni milioni di anni (il periodo-tipo utilizzato dall’Organizzazione meteorologica mondiale è di 30 anni). Le misure utilizzate per definire il clima sono nella maggior parte dei casi variabili di superficie della Terra, quali la temperatura, la quantità di precipitazioni e il vento.

Le scienze del clima, spiegate da Antonio Navarra (CMCC)CO2

Il biossido di carbonio è un gas che può avere origine naturale oppure viene disperso a seguito della combustione di combustibili fossili (petrolio, gas, carbone) o di biomassa. Esso può inoltre essere disperso a seguito di cambiamenti nell’uso del suolo o di particolari processi industriali (ad esempio la produzione di cemento). Si tratta del principale gas ad effetto serra antropico, ovvero prodotto dall’uomo. La CO2 è anche utilizzata come riferimento per la misura di altri gas climalteranti: in questo caso spesso si esprimono i dati in tonnellate di CO2 equivalente (tCO2e).

Concentrazione di CO2

È il quantitativo di CO2 presente nell’atmosfera, calcolato normalmente in parti per milione (ppm). I dati relativi agli ultimi anni indicano un continuo aumento, dovuto principalmente ad attività di origine antropica, come nel caso della combustione di fonti fossili (petrolio, carbone e gas).

COP

Le Conferences of Parties (Conferenze delle Parti) sono dei summit annuali organizzati dall’UNFCCC, la Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui Cambiamenti climatici. È in questa sede che vengono assunte le decisioni di maggiore importanza, a livello mondiale. In particolare, alla Cop 3 di Kyoto, in Giappone, nel 1997 fu redatto il Protocollo di Kyoto. Nel dicembre del 2015, alla Cop 21 di Parigi, è stato inoltre raggiunto l’Accordo che porta il nome della capitale francese.

Raccolta fondi crowfunding Valori Cop25

Deforestazione

È la conversione di una foresta in zona non boschiva. Un rapporto speciale dell’IPCC sull’uso delle terre del 2000 propone un’analisi dettagliata del termine “foresta” e di altri come “disboscamento”, “riforestazione”, ecc. Esistono infatti numerosi casi in cui la deforestazione è declinata in termini di “degrado di un’area forestale”. In un caso dunque si tratta di eliminare completamente gli alberi, in un altro di deturpare l’area, ad esempio eliminando precise specie vegetali direttamente legate alle attività antropiche.

Deforestazione suddivisa per fattori causali nelle diverse aree mondiali. Periodo 2001-2015. FONTE: WRI
Deforestazione suddivisa per fattori causali nelle diverse aree mondiali. Periodo 2001-2015. FONTE: WRI

Ecosistema

È un complesso sostituito da organismi viventi, dal loro ambiente non vivente e dall’insieme delle loro interazioni, considerato come un’unica “unità funzionale”.  I limiti di un ecosistema possono evolvere nel tempo, e alcuni ecosistemi si nascondono all’interno di ecosistemi più grandi: possono perciò essere molto piccoli oppure rappresentare l’insieme della biosfera.

Effetto serra

Effetto radiativo di tutti i costituenti dell’atmosfera che assorbono i raggi infarossi. I gas ad effetto serra, le nuvole e, in misura minore, gli aerosol assorbono l’irraggiamento terrestre emesso sulla superficie della Terra e nell’atmosfera. Tali costituenti emettono un irraggiamento infrarosso in tutte le direzioni, ma la quantità netta di irraggiamento emesso verso lo spazio è inferiore a quello che avrebbe potuto esistere in assenza di tali costituenti. Quindi l’aumento della concentrazione di gas ad effetto serra di origine antropica accresce tale effetto.

El Niño

Nel senso originale del termine, rappresenta una corrente marina calda che si manifesta periodicamente lungo le coste di Ecuador e Perù, perturbando la pesca locale. Più in generale è associata ad una vasta zona di riscaldamento situata nella porzione tropicale dell’oceano Pacifico. Tale fenomeno è legato ad una fluttuazione delle configurazione delle pressione di superficie tra le zone tropicali e subtropicali, chiamata oscillazione australe. L’accoppiamento atmosfera-oceano si produce ogni 2-7 anni circa, ed è noto con il nome di El Niño oscillazione australe (ENSO).

Spesso viene misurato tramite lo scarto delle anomalie nella pressione di superficie o tramite i valori della temperatura del mare al centro e ad est del Pacifico equatoriale. Nel corso di un evento ENSO, i venti Alisei dominanti si indeboliscono, riducono la risalita di acqua fredda e modificano le correnti oceaniche in modo tale che la temperatura di superficie dell’oceano aumentano. Il che ha per effetto di indebolire ulteriormente gli alisei. El Niño esercita anche una grande influenza sulle precipitazioni nella porzione tropicale del Pacifico e in altre regioni del mondo.

Fenomeni meteorologici estremi

Si tratta di fenomeni considerati “rari”. Le caratteristiche delle condizioni meteorologiche estreme possono variare da un luogo all’altro. In caso di eventi estremi prolungati per un certo periodo di tempo – nello spazio di una stagione ad esempio, si parla di “fenomeno climatico estremo” (ad esempio nel caso di ondate di siccità che perdurano per mesi).

Gas ad effetto serra

Si tratta di costituenti gassosi dell’atmosfera, di origine naturale e antropica, capaci di assorbire ed emettere un irraggiamento a lunghezze d’onda date dello spettro di irraggiamento terrestre emesso dalla superficie della Terra, dall’atmosfera e le nuvole. È tale proprietà che è all’origine dell’effetto serra. Vapore acqueo, biossido di carbonio, protossido d’azoto, metano e ozono rappresentano i principali gas ad effetto serra presenti nell’atmosfera terrestre. Esistono poi dei gas ad effetto serra di origine esclusivamente umana, come nel caso degli idrocarburi alogenati e altre sostanze.

MAPPA energia a effetto serra, produzione di CO2 per kW nel 2017 – fonte ‘Energy Revolution, A Global Outlook’, dicembre 2018

Ghiacciai

Sono masse perenni di ghiaccio terrestre formati dalla compressione della neve e limitati nei movimenti. Essi sono alimentati dagli accumuli nevosi in altitudine, compensata dalla fusione più in basso. I ghiacciai rappresentano una fonte di acqua potabile per la Terra e i suoi abitanti. Essi risultano particolarmente vulnerabili di fronte ai cambiamenti climatici.

Idrocarburi alogenati

Termine che designa il gruppo di composti organici parzialmente alogenati, che comprendono in particolare i CFC (clorofluorocarburi), gli HCFC (idroclorofluorocarburi) e, i sostituti più recenti, gli HFC (idrofluorocarburi). Molti di essi hanno un potenziale elevato in termini di riscaldamento globale. Gli idrocarburi alogenati contenenti cloro e bromo contribuiscono inoltre all’impoverimento dello strato di ozono.

Innalzamento del livello dei mari

È la variazione su scala mondiale e locale del livello della superficie dei mari, a seguito di diverse possibili modificazioni: la forma dei bacini oceanici; l’aumento del volume degli oceani provocato da una variazione della massa volumetrica nella acqua. Si tratta di una delle principali conseguenze dello scioglimento dei ghiacciai alpini e delle calotte artica e antartica. Secondo le previsioni degli scienziati, soprattutto in alcune aree del mondo l’innalzamento del livello dei mari provocherà l’inondazione di vaste terre oggi emerse.

IPCC

Si tratta del Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico (Intergovernmental Panel on Climate Change), creato nel 1988 da due organismi delle Nazioni Unite, l’Organizzazione meteorologica mondiale (OMM) ed il Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente (UNEP). Composto da esperti e scienziati, esso pubblica ciclicamente rapporti e studi sui cambiamenti climatici.

Metano

È uno dei gas ad effetto serra le cui emissioni devono essere ridotte se si vogliono centrare gli obiettivi climatici indicati dall’Accordo di Parigi. Esso è presente in tutti i combustibili idrocarbonati ma le emissioni provengono anche da allevamenti e agricoltura. Si tratta di un gas molto più potente in termini di effetto serra rispetto al biossido di carbonio. Ma che permane meno tempo nell’atmosfera.

Mitigazione (dei cambiamenti climatici)

Rappresenta il secondo asse maggiore delle politiche sui cambiamenti climatici, assieme all’adattamento. Consiste nelle decisioni assunte al fine di limitare il riscaldamento globale, principalmente tramite una riduzione delle emissioni di gas ad effetto serra di origine antropica.

Modello climatico

È una rappresentazione numerica del sistema climatico fondata sulle proprietà fisiche, chimiche e biologiche delle sue componenti e sui loro processi di interazione e retroazione. Il sistema climatico può essere rappresentato da dei modelli la cui complessità è variabile. I cosiddetti “modelli di circolazione generale dell’atmosfera” forniscono una rappresentazione di insieme del sistema climatico che risulta essere una delle più complete nell’ambito dello spettro attualmente disponibile. Stanno tuttavia sviluppando sempre più modelli maggiormente complessi, chimica e biologia interattive. I modelli sono fondamentali per effettuare delle previsioni climatiche mensili, stagionali e sul lungo termine.

Oscillazione nord-atlantica

L’oscillazione nord-atlantica consiste in delle variazioni opposte della pressione di superficie nei pressi dell’Islanda e delle Azzorre. Corrisponde dunque a delle fluttuazioni della forza dei 20 occidentali dominanti attraverso l’Atlantico fino all’Europa. E, di conseguenza, delle fluttuazioni delle depressioni extra-tropicali provocate dal flusso occidentale, nonché dei sistemi frontali avesse associati.

Ossidi di azoto (NOX)

Sono uno dei gas ad effetto serra le cui emissioni devono essere ridotte se si vogliono centrare gli obiettivi climatici indicati dall’Accordo di Parigi. L’agricoltura rappresenta la principale fonte antropica gli ossidi di azoto, anche se non vanno minimizzati i contributi provenienti dai combustibili fossili, dalla bonifica via acque usate e dall’industria chimica.

Ozono

È un costituente gassoso dell’atmosfera. Nella troposfera si forma sia in modo naturale sia a seguito di reazioni fotochimiche che coinvolgono gas che origine antropica. L’ozono troposferico agisce come un gas a effetto serra. Non sono presente nella stratosfera, invece, gioca un ruolo decisivo per l’equilibrio radiativo della Terra.

Permafrost

Si tratta di suolo (propriamente detto: compresi ghiaccio e sostanze organiche) la cui temperatura rimane uguale o inferiore agli 0° centigradi per almeno due anni consecutivi.

Le condizioni dello strato di permafrost nell'isola canadese di Herschel, situata nel mare di Beaufort.
Le condizioni dello strato di permafrost nell’isola canadese di Herschel, situata nel mare di Beaufort.

Permafrost di superficie

È una nozione alla quali si riferiscono spesso le applicazioni dei modelli climatici e che corrisponde allo strato superficiale di permafrost, non profondo più di 3,5 metri.

Protocollo di Kyoto

Antesignano dell’Accordo di Parigi, il Protocollo di Kyoto fu adottato dalla Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti (UNFCCC) nel 1997 nell’omonima città giapponese, nel corso che la terza Conferenza mondiale sul clima (COP3). È entrato in vigore il 16 febbraio 2005.

Protocollo di Montreal

Si tratta di un documento adottato nell’omonima città canadese nel 1987. Il suo obiettivo era di lottare contro l’impoverimento della fascia di ozono nella stratosfera, limitando l’uso umano di specifiche sostanze.

Rivoluzione industriale

Periodo di crescita industriale rapida dalle profonde ripercussioni sociali ed economiche che è iniziato in Gran Bretagna nella seconda metà del secolo XVIII. Rivoluzione industriale segna l’inizio di un aumento importante dell’utilizzo di combustibili fossili E delle relative emissioni di gas a effetto serra, con particolare riferimento al biossido di carbonio. In molti casi, sia i documenti ufficiali dei governi e delle organizzazioni internazionali, sia i rapporti sul clima, parlano di periodo “pre-industriale” facendo riferimento proprio al livello di emissioni climalteranti riscontrato sulla Terra prima della Rivoluzione industriale.

Scenario climatico

Si tratta di una rappresentazione verosimile e spesso semplificata del possibile clima futuro. I rapporti ufficiali, gli scenari climatici vengono identificati attraverso delle sigle. Nel settembre del 2019, due studi francesi hanno ad esempio indicato che lo scenario climatico peggiore – chiamato SSP5 8.5 e caratterizzato da una crescita rapida e sostenuta dai combustibili fossili – la crescita della temperatura media globale sulla superficie delle terre emerse e degli oceani potrebbe raggiungere i 7 gradi centigradi rispetto ai livelli preindustriali.

Siccità

Periodo di tempo meteorologico secco in modo anormale in una data regione, e sufficientemente lungo da causare un grave squilibrio idrologico. La nozione di siccità resta qualcosa di relativo. Ad esempio, si parla di siccità agricola quando la penuria di precipitazioni si produce nel corso del periodo di crescita, affliggendo così la produzione. Si parla invece di siccità idrologica se questa stessa peluria di precipitazioni si produce in un periodo determinante per la ricostituzione delle riserve di acqua. Infine, si parla di siccità meteorologica con periodo che presenta un deficit anormale delle precipitazioni.

Strato di ozono

La stratosfera contiene un sottostrato di ozono chiamato spesso “ozonosfera”. Esso si estende approssimativamente dai 12 ai 40 km di altitudine, con una concentrazione massima tra i 20 e i 25 km. La presenza di ozono diventa più rara se a contatto con emissioni di origine antropica di determinati composti. Grazie al Protocollo di Montreal tali emissioni sono scese significativamente negli ultimi decenni, tanto da portare ad una sostanziale chiusura di quello che viene definito “buco dell’ozono”.

Concentrazione Ozono in Europa, anno 2015. Fonte EEA
Concentrazione Ozono in Europa, anno 2015. Fonte EEA

Temperatura dell’aria sulla superficie delle terre emerse

È la temperatura dell’aria in superficie, misurata al riparo dai venti, a circa 1,5 m di altezza.

Temperatura dell’aria sulla superficie dei mari

Rappresenta la temperatura media dei primi metri delle acque oceaniche, misurata grazie delle navi, a delle boe ancorate e a delle boe alla deriva. Nel primo caso, le misurazioni vengono effettuate a partire dagli anni 40 grazie dei campioni prelevati il mare. Oggi vengono utilizzati anche dei satelliti, che grazie ai raggi infrarossi sono in grado di misurare la cosiddetta “temperatura pellicolare”, ovvero quella della prima frazione di millimetro della superficie marina.

Cumulative emissions of CO2 and future non-CO2 radiative forcing determine the probability of limiting warming to 1.5°C
Analisi dell’andamento delle temperature (Observed monthly global
mean surface temperature) e incidenza dei fattori antropogenici (riga rossa) . Il modello degli scienziati stima l’andamento della temperatura (in ordinata) a seconda del tempo (in ascissa) con tre modelli: in viola senza interventi, in blu con interventi radicali e in grigio intermedio

Temperatura del suolo

La temperatura che può essere misurato modernizzata a diversi livelli di profondità del suolo.

Tempo di risposta

Rappresenta il tempo di risposta (o di aggiustamento) necessario sistema climatico e alle sue componenti per ritrovare l’equilibrio dopo una forzatura dovuta a processi esterni. Il tempo di risposta della troposfera relativamente corto: da qualche giorno a qualche settimana. Mentre quello della stratosfera è generalmente di numerosi mesi. Per quanto riguarda gli oceani, poi, in ragione della loro capacità termica elevata, i tempi di risposta sono molto più lunghi: variano normalmente da alcuni decenni, a secoli, fino anche a millenni. È per questo che il sistema complesso formato dalla superficie terrestre e dalla troposfera presenta tempi di risposta particolarmente lunghi, poiché determinati principalmente dagli oceani.

UNFCCC

Si tratta della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici. Nata il 9 maggio 1992 New York era stata firmata da più di 150 Paesi, nonché dall’Unione Europea nel corso del summit climatico che si è tenuto a Rio de Janeiro dello stesso anno. Il suo obiettivo principale è di «stabilizzare la concentrazione di gas a effetto serra nell’atmosfera ad un livello in grado di impedire ogni perturbazione antropica pericolosa del sistema climatico». È sotto la sua egida che sono stati approvati, ad esempio, il Protocollo di Kyoto e l’Accordo di Parigi.

clima unfccc
Un momento dei negoziati sul clima tenuti nel maggio 2018 a Bonn © IISD via Unfccc

Uso delle terre

Il termine “uso delle terre” designa l’insieme delle disposizioni, attività e altri apporti di vario tipo che incidono sulla copertura terrestre. Si tratta, altresì, un termine utilizzato per definire gli obiettivi sociali ed economici dello sfruttamento delle terre, come nel caso di pascoli, foreste o agricoltura.

Iscriviti alla newsletter

Il meglio delle notizie di finanza etica ed economia sostenibile