Parte 3
Ambiente

L’allarme di 100 scienziati: «Temperatura a +7 gradi alla fine del secolo»

Due studi francesi rivedono al rialzo i dati sul riscaldamento globale. Nel 2100, nell’ipotesi peggiore, si potrebbe arrivare a +7 gradi centigradi

Di Andrea Barolini
Secondo due studi francesi la temperatura media globale potrebbe crescere fino a 7 gradi centigradi, nel 2100, rispetto ai livelli pre-industriali © CNRS

L’impatto dei cambiamenti climatici, anche con una crescita della temperatura media globale di “soli” 2 gradi centigradi, sarebbe enorme. Devastante, per alcune nazioni particolarmente esposte. E anche se la si limitasse a 1,5 gradi, i danni sarebbero in molti casi irreparabili. Immaginate cosa comporterebbe raggiungere un valore infinitamente più alto. Pari a 7 gradi, entro la fine del secolo, rispetto ai livelli pre-industriali.

500 milioni di ore di calcolo

Ciò che finora non era mai stato previsto da alcun modello, nel corso del mese di settembre è stato ipotizzato da due studi francesi. Curati dal Centro nazionale per la ricerca scientifica francese (CNRS), assieme al Centro per l’energia atomica e le energie alternative (CEA) e al servizio meteorologico Météo France.

clima temperatura nasa
63 anni di cambiamenti climatici. La crescita inarrestabile della temperatura media globale © Nasa

A lavorare alle sue analisi sono stati circa cento scienziati, tra i quali nomi di grande spicco come quello della paleoclimatologa Valérie Masson-Delmotte. E a partecipare sono stati circa venti laboratori americani, europei, cinesi e giapponesi. La mole di lavoro è stata immensa. Sono stati messi a punto centinaia di nuovi modelli al fine di comprendere meglio la traiettoria dei cambiamenti climatici. E anche per testare l’affidabilità di quelli precedenti.

Un’analisi colossale, che ha comportato la simulazione di oltre 80mila anni di evoluzione del clima. Per farlo, sono stati utilizzati dei supercomputer per un totale di 500 milioni di ore di calcolo. Il che ha generato un totale di 20 petabyte di dati (20 milioni di miliardi di byte). Essi saranno utilizzati dall’Intergovernamental Panel on Climate Change (IPCC) nel Sesto rapporto di valutazione, atteso per il 2022.

Anche nello scenario migliore si arriverà a +2 gradi

I risultati prendono in considerazione una serie di possibili scenari. Nessuno dei quali immagina ormai possibile una limitazione della crescita della temperatura media ad 1,5 gradi. Quello più ottimistico, infatti, indica che comunque si toccheranno i 2 gradi. E lo si farà già nel 2040. L’evoluzione successiva, poi, dipenderà dalle politiche che verranno attuate.

E, appunto, nell’ipotesi peggiore – quella che immagina una crescita economica sostenuta e ancora alimentata dalle fonti fossili – la temperatura toccherà i 6,5-7 gradi alla fine del secolo. «Si tratta di un riscaldamento enorme – ha spiegato Pascale Braconnot, specialista di modellizzazione climatica – e soprattutto estremamente rapido. Durante l’ultima era di disgelo, durata 10mila anni, la temperatura era cresciuta di soli 3-4 gradi su scala globale».

Ma per quale ragione si è arrivati a dati così allarmanti? «I nostri nuovi modelli sono progrediti molto e riproducono in modo migliore il clima osservato. Oggi simulano un riscaldamento maggiore in risposta alla presenza di CO2. Una delle ragioni è legata ad una retroazione più forte dovuta al vapore acqueo. Un mondo più caldo è infatti anche un mondo più umido. E il vapore è un gas ad effetto serra che inasprisce il riscaldamento climatico».

Riduzione drastica delle emissioni e tecniche di riassorbimento

Gli scienziati transalpini hanno spiegato inoltre che per non superare i 2 gradi occorrono degli sforzi enormi. Il che si traduce in una riduzione immediata e drastica delle emissioni di CO2. Al fine di raggiungere un livello pari a zero attorno al 2060. Ciò, però, non basterà. Occorrerà trovare anche la maniera di “riassorbire” il biossido di carbonio già disperso nell’atmosfera.

Come? Difficile dirlo oggi, dal momento che sono poche le tecnologie allo studio e ancora mai testate su larga scala. Ciò che è chiaro è che esse dovranno essere disponibili al più presto. E dovranno riuscire a recuperare un quantitativo di CO2 compreso tra 10 e 15 miliardi di tonnellate all’anno nel 2100.

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